Pellicce lusso inutile, Iva al 46%. La proposta della Lav

“La pelliccia animale non è un prodotto etico, ecologico, responsabile e tantomeno sostenibile. E’ un lusso in tutti i sensi. L’immediata applicazione di un’IVA doppia per tutti i prodotti contenenti pelliccia animale – in una società che dovrebbe vietarne produzione e commercio – sarebbe quantomeno funzionale a promuovere e orientare lo sviluppo di attività economiche e di consumi alternativi a quelli che vertono sull’utilizzo di esseri senzienti e, allo stesso tempo, a contribuire a risanare le casse dello Stato”, a dichiararlo è Simone Pavesi, responsabile LAV Campagne Pellicce che lanciando la proposta di una Iva doppia del lusso (46%) sulle pellicce preannuncia la mobilitazione nazionale antipellicce di domani e domenica 11 dicembre.
In centinaia di piazze d’Italia (la lista completa su: http://www.lav.it/index.php?id=1432) l’Associazione animalista inizierà infatti la raccolta di firme per ottenere una legge nazionale che vieti l’allevamento, la cattura e l’uccisione di animali per la produzione di pellicce, una drammatica realtà che in Italia interessa ancora circa 200.000 animali tra visoni e cincillà condannati a morte negli allevamenti presenti in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Abruzzo.
Nel 2010 il consumo di prodotti in pelliccia (capi interamente in pelliccia, accessori in pelliccia e capi misti in pelliccia/altro materiale) – ricorda la Lav – è stato pari a 1.365 milioni di euro, al netto di esportazioni e importazioni. Ciò significa che se fosse stata applicata al consumatore finale una tassa del 46% (il doppio dell’IVA dei beni di lusso) per ogni capo in pelliccia, lo Stato avrebbe incassato 627,9 milioni di euro.
La pelliccia animale – continua l’associazione animalista – un tempo rappresentativa del mondo del lusso, oggi è presente anche nella fascia di mercato medio-bassa sotto forma di inserti (soprattutto di specie meno “pregiate” come il coniglio o il procione); non è più quindi un prodotto esclusivo degli specialisti di pellicceria, ma è commercializzato anche nelle grande distribuzione. Ciononostante il settore della pellicceria costituisce solamente il 2,8% del consumo di abbigliamento in Italia, a dimostrazione di quanto poco necessario sia questo settore del mercato, e le quote di mercato dei diversi prodotti in pelliccia – nel 2010 pelliccia corta (57%), pelliccia lunga (18%), accessori (11%), inserti (8%), stole e poncho (6%) – attestano che i capi più venduti sono quelli con un basso consumo di pellicce. A conferma che la pelliccia animale ha solo una “funzione” ornamentale.
Oltre alle questioni pratiche circa l’utilità del prodotto “pelliccia animale” si aggiungono – continua la Lav – anche altre considerazioni di carattere etico, scientifico e ambientale.
L’83% degli italiani si è dichiarato contrario all’uccisione degli animali per farne pellicce, secondo il “Rapporto Italia 2011” di Eurispes, il Comitato Scientifico per la Salute e il Benessere Animale della Commissione Europea, già nel 2001 giudicò i metodi di allevamento di animali da pelliccia, come “gravemente lesivi del benessere animale” e anche le catture di animali in natura per farne pellicce causano inutili e atroci sofferenze infine, secondo lo studio “The environmental impact of mink fur production” la produzione di 1kg di pelliccia di visone causa un impatto ambientale maggiore della produzione di 1 kg di prodotto alternativo, come il cotone, il poliestere, l’acrilico
Nuova campagna LAV: www.nonlosapevo.com – foto Network Animal Freedom

2 Commenti in “Pellicce lusso inutile, Iva al 46%. La proposta della Lav”

  • Paolo scritto il 11 dicembre 2011 pmdomenicaSundayEurope/Rome 16:49

    Quindi i piccoli negozianti sono costretti a chiudere? voi furbi date  loro un alternativa di lavoro!!!! 

  • jan scritto il 15 dicembre 2011 amgiovedìThursdayEurope/Rome 11:36

    un modo subdolo per dire “chiudete”..l’incoerenza di questa proposta è allucinante!si dice che il mercato della pelliccia è irrilevante,ma si evidenzia un eventuale gettito di 600 milioni di euro contro gli attuali 280 di un mercato in crescita nel 2010 del 16% e nel 2011 dell’8% e si sottolinea l’inutilità dell’apporto della pellicceria al settore abbigliamento con la sua quota del 2,8%.una domanda:ma che quota ha un capospalla D&G rispetto ad uno marchiato Zara o H&M?irrilevante,naturalmente per il prezzo d’acquisto ben più elevato,ed allora sopprimiamo quel marchio?l’ipocrisia poi di affermare che la pelliccia vera non è ecologica,spingendo il consumatore a virare sull’acquisto della pelliccia sintetica,la cosiddetta ecologica,costituita da fibre plastiche derivate dal petrolio,con un deperimento medio nell’arco di tre anni in quanto con l’uso si sfalda(contro 30-40 di una vera),non riciclabile,il cui impatto sull’ambiente,anche per la produzione da parte  dell’industria petrolchimica,è tutto fuorché sostenibile.Infine l’etica: quant’è etico il mercato dei diamanti,la cui materia prima deriva in massima parte da paesi dell’Africa sub-equatoriale in balia di signori della guerra che sfruttano la popolazione locale per acquistare armi e continuare così a scannarsi tra di loro.che si fa allora?si chiudono le gioiellerie anche in considerazione del fatto di quanto sia utile l’oro al proseguo della vita umana? nella pellicceria solo un quota irrisoria deriva dalla caccia,ed è regolamentata in maniera ferrea(si veda la legislazione canadese in materia per esempio).la stragrande maggioranza degli animali da pelliccia sono tutti di allevamento,non viene intaccata la fauna allo stato brado,ma sopratutto non vengono portate le varie specie sull’orlo dell’estinzione.ah già..c’è la foca..ma qualcuno l’ha mai vista una pelliccia di questa benedetta foca che anno dopo anno viene massacrata facendo il giro delle televisioni?io no..sicuramente verrà uccisa,ma non per la pellicceria.Io rispetto l’opinione di tutti,ma non bisogna fare come al solito disinformazione, perché piuttosto che perseguire un’obiettivo è palese che l’intento è solo quello di attirare consensi e donazioni.il marcio c’è,come in ogni settore,c’è nel modo in cui i cinesi allevano e abbattono gli animali,c’è nel commercio illegale di specie protette da parte cacciatori di frodo attraverso canali non ufficiali,e non lo fanno solo per la pelliccia,c’è nel mercato delle bordure anche di marchi blasonati che spacciano per animali da pelliccia cani e gatti cinesi,ecc..parlate di questo!ma fatelo in maniera corretta ed obiettiva!altrimenti fate la fine del pd che da difendere i pensionati da un ritocco di tremonti vota la stangata di monti,o del pdl che elimina l’ici per rivotarla più pesante sotto un’altro governo.perchè il rischio più grande che si corre non è quello di vedere in giro una pelliccia di meno,ma che tutti coloro i quali attraverso la produzione,la manifattura e la commercializzazione hanno un posto di lavoro e si fanno un mazzo così onestamente che fanno?li invitate a mangiare e dormire a casa vostra con relative famiglie al seguito?

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