Per 3 italiani su 4 la frutta non è buona come una volta. Un sondaggio della Coldiretti svela anche la classifica dei “frutti dimenticati”

mele e pere

Addentare una mela, una pera o una pesca oggi non dà più le stesse soddisfazioni di un tempo. Spesso i frutti in vendita sono raccolti acerbi per farli durare di più al supermercato, il prodotto a chilometri zero non viene valorizzato, sono scomparse le vecchie varietà e non sempre si ha la garanzia della genuinità. E’ quanto emerge da un’indagine della Coldiretti secondo cui in testa alla classifica dei frutti dimenticati, c’è l’azzeruolo, conosciuto appena dal 15% del campione, seguito dalla sorba (17%), il corbezzolo (27%), il corniolo (32%), la pera volpina (38%), la giuggiola (40%), la mora di gelso (72%), la carruba (75%), la nespola (82%) e il melograno (89%).
Per effetto della globalizzazione si e’ verificata, denuncia la Coldiretti, una standardizzazione dell’offerta con la scomparsa dal mercato dei frutti cosiddetti minori. Le poche specie commercializzate sono disponibili durante tutto l’anno sugli scaffali dei supermercati, per effetto dell’arrivo di prodotti da paesi lontani dove valgono diverse regole di coltivazione e conservazione degli alimenti. D’altro canto, aggiunge l’organizzazione agricola, anche dai consumi emerge l’insoddisfazione per il sapore e la qualità dell’ortofrutta commercializzata attraverso la distribuzione moderna. Per 3 italiani su 4 la frutta che si trova in commercio non è buona come una volta e per questo, nonostante quasi l’80% in volume dei prodotti agroalimentari sia acquistato presso le strutture della grande distribuzione, la percentuale scende al 60% per la frutta. Molti consumatori, infatti, preferiscono ancora acquistarla nel dettaglio di tipo tradizionale, presso gli ambulanti e nei farmer’s market.

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