Per Barilla più utili e meno debito, prepara shopping

Barilla2Barilla chiude un 2014 in crescita ma il contesto economico ancora debole, specialmente in Italia, costringe il gruppo a rinviare l’obiettivo del raddoppio del fatturato a sei miliardi di euro nel 2020. L’utile 2014 è salito del 35,8% a 125,5 milioni, i ricavi del 2% a 3,25 miliardi, così come crescono gli investimenti (da 146 a 155 milioni) e l’ebitda (da 409 a 427 milioni) mentre il debito subisce una decisa sforbiciata (da 347 a 250 milioni). “Il 2014 è stato un anno estremamente positivo e di cui siamo soddisfatti” ha detto il presidente Guido Barilla, non nascondendo “una difficoltà del nostro Paese, che dimostra una certa lentezza ad uscire dalla congiuntura economica”. In Italia (che incide per il 49% del fatturato) i volumi sono cresciuti solo dell’1%, contro il +5% dell’Europa, il +4% delle Americhe e il +6% di Asia, Africa e Australia. Non è dunque un caso che il gruppo guardi all’estero dove, dal Brasile alla Russia, arrivano le maggiori soddisfazioni in termini di tassi di crescita. “Puntiamo sull’espansione geografica”, con un occhio di riguardo al Sud America, e “stiamo guardando ad acquisizioni” nel core business della pasta, dei sughi e dei prodotti da forno, ha detto l’amministratore delegato Claudio Colzani. Barilla, che continua a snobbare la borsa, “è finanziariamente liquida e ha il dovere di guardarsi attorno”. Quest’anno il gruppo prevede di crescere di un altro 3%. Ma il “sogno” è arrivare a una quota si mercato del 20% (ora è il 10%) a livello mondiale e del 25% nei Paesi emergenti. Guido Barilla, nella conferenza stampa, non ha risparmiato critiche al fondatore di Slow Food e “amico”, Carlo Petrini (che siede anche nella Fondazione Barilla), per la “sterile” polemica sulla presenza delle multinazionali ad Expo. “Non conosco aziende poco etiche”, ha affermato, sia Slow Food che le multinazionali “fanno i percorsi più etici possibili” e “c’è posto e c’è un doveroso posizionamento per entrambi”. Più che dire “io ho ragione e tu hai torto, il mio modello è quello sostenibile e il tuo non è sostenibile” per Barilla servirebbero “stimoli” reciproci “affinché ognuno prosegua il percorso di miglioramento delle proprie attività”. In tema di prodotti Barilla preannuncia il lancio di una “nuova e migliore qualità di pasta”, esclude nuovi aumenti dei prezzi dopo il ritocco dei listini a cavallo dell’anno e non considera “un tema” la rinuncia all’uso dell’olio di palma. Presentato anche CucinaBarilla, forno prodotto con la Whirpool che riconosce e cucina kit preparati di pizza e pasta, riducendo al minimo lo sforzo per il consumatore. In conferenza stampa è arrivata anche la domanda di un giornalista greco: che farete se la Grecia lascia l’euro? “Resteremo e cresceremo” promette Colzani: il business di Barilla “va bene soprattutto nei momenti in cui il consumatore ha bisogno di mangiare”. E nel paese ellenico, in caso di ritorno alla Dracma, la fame potrebbe non mancare. (di Paolo Algisi – ANSA)

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