Per gli agricoltori la burocrazia è un incubo

burocrazia Il vero incubo per l’agricoltore italiano è la “malaburocrazia”. Oltre il 90 per cento degli imprenditori agricoli denuncia, infatti, ostacoli e difficoltà per la propria attività a causa dell’opprimente burocrazia e chiede, quindi, una semplificazione amministrativa e fiscale ritenuta come fattore indispensabile per lo sviluppo. Sta di fatto che, proprio a causa di questo “peso”, il 34,3 per cento delle aziende agricole del nostro Paese ha rinunciato, nel 2008, ad assumere nuovo personale, il 25,5 per cento ha messo da parte progetti di ammodernamento, innovazione e ricerca, il 21,5 per cento non ha compiuto alcun tipo di investimento, il 18,7 per cento è stato costretto a ridurre le coltivazioni. E’ quanto emerge da una ricerca effettuata dalla Cia- a livello territoriale e presentata a Bruxelles, nel corso della Conferenza sulla semplificazione della Pac.
Sempre nel corso dell’anno passato ogni mese le aziende agricole italiane sono state costrette, in media, allo svolgimento degli adempimenti amministrativi dalle sette alle otto giornate di lavoro. Il 28 per cento -rileva l’indagine – ha denunciato di aver dedicato dalle tre alle quattro giornate alla burocrazia, il 34 per cento dalle cinque alle sei giornate, il 38 per cento oltre le otto giornate.
Oltre il 18 per cento delle imprese agricole,poi, ha un incaricato per lo svolgimento delle pratiche burocratiche richieste dalla Pubblica amministrazione. Mentre l’82 per cento si rivolge a patronati, Centri di assistenza fiscale, Centri di assistenza agricola e professionisti esterni. Comunque, più del 45 per cento delle imprese è stato costretto a dotarsi di strumenti informatici.
Nel 2008, più del 60 per cento delle imprese agricole -annota ancora l’indagine – ha visto crescere del 3-4 per cento i costi burocratici degli adempimenti amministrativi; il 15 per cento tra il 2 e il 3 per cento; il restante tra lo 0.5 e l’1,50 per cento. Il 65 per cento delle aziende ritiene, tuttavia, che, negli ultimi cinque anni, la burocrazia è andata aumentando in modo significativo.
La Cia sottolinea che il maggiore onere che sopporta l’imprenditoria agricola italiana è rappresentato dagli adempimenti “specifici” richiesti nel settore. Pesanti anche i “costi” dovuti al fisco (84 per cento) e alla sicurezza sul lavoro (75 per cento).
Il 74,5 per cento delle imprese ritiene il costo degli obblighi burocratici un ostacolo alla propria attività produttiva e oltre il 78 per cento delle aziende interpellate sottolinea che la pressione fiscale e previdenziale-contributiva costituisce un pesante freno allo sviluppo e alla competitività.
Neanche l’introduzione di nuove tecnologie informatiche è riuscita, per il 64 per cento delle imprese agricole, a migliorare il rapporto con l’Amministrazione pubblica. E questo soprattutto a causa -si sostiene nell’indagine della Cia- per la complessità degli adempimenti e per il continuo cambiamento delle normative.
Il 58 per cento delle imprese agricole -afferma la Cia- ritiene che la difficoltà dei rapporti con la Pubblica amministrazione risiede soprattutto nel fatto che in questi ultimi anni siano aumentate in maniera esponenziale le scadenze burocratiche e siano rimaste alquanto complesse le richieste da parte degli uffici pubblici. Con l’aggravante che molte di queste norme vengono interpretate ed applicate in maniera diversa da regione a regione, da provincia a provincia e, addirittura, da comune a comune.

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