Per la sicurezza alimentare più controlli e regole d’oro

Ali di pollo , vendute in un discount nel bellunese, forse non ben cotti, che assumono una strana colorazione; aceto balsamico non conforme prodotto in Austria e utilizzato in esercizi e ristoranti in provincia di Modena; un classico della gelateria industriale, la ‘Coppa del Nonno’ che avrebbe contenuto pezzetti di ferro nella confezione; ricotta rossa in Sardegna; latte e mozzarella blu, e persino una ricoperta da puntini e macchie rosse, ma ad una settimana dall’acquisto in un esercizio di Lodi; infine la pasta al forno letale di una rosticceria/tavola calda siciliana. Sono alcuni differenti pericoli della tavola, giunti nelle pagine di cronaca in questi ultimi giorni sui consumi alimentari dentro e fuori casa. Allarmi clamorosi per il variopinto e insolito aspetto del cibo venduto ai consumatori italiani ma che – ad eccezione del caso della lasagna-killer a Pozzo di Gotto (Messina) per la quale e’ stata aperta un’inchiesta per l’ipotesi di omicidio colposo – non hanno messo in pericolo la salute dei consumatori occasionali. Non pericolosi quindi, almeno se assunti in modica quantita’ e adeguatamente cotti. Prodotti tipici blu, rossi e rossastri che non avrebbero neanche scalfito il primato di sicurezza alimentare in Italia che, come ha detto il nutrizionista Giorgio Calabrese, ”e’ e resta ai piu’ alti livelli del mondo, superando anche il confronto diretto anche con altri Paesi europei. Anche perche’ abbiamo le leggi piu’ restrittive, e Nas, Noe, Noc si danno un gran da fare, mentre il ministero della Salute li affianca bene”. ”Auspico che le Regioni attraverso le Asl – ha detto il ministro Ferruccio Fazio – rafforzino i necessari controlli per rendere piu’ sicuro il cibo. Abbiamo gia’ dato indicazioni ai Nas per un intensificazione dell’azione di controllo – ha annunciato lungo tutta la catena di produzione ed in particolar modo nella fase di distribuzione. Una attivita’ che ha portato in soli due mesi al sequestro di 1.000 tonnellate di alimenti”. E sono 780 le strutture chiuse o sequestrate dai carabinieri dei Nas dall’inizio dell’anno, su un totale di 2.953 campioni controllati. Complessivamente, annuncia il ministero della Salute, le confezioni di alimenti sequestrate in sette mesi sono state circa 2,4 milioni; la ristorazione e’ il settore dove sono stati eseguiti i maggiori controlli (5.747 sul totale di 20.387) e quello nel quale e’ stato riscontrato il maggior numero di irregolarita’ (2.707 su 7.651). D’estate, quando il rischio-deterioramento degli alimenti cresce per il caldo, serve poi tanto buon senso dei consumatori che a casa non dovrebbero aprire continuamente il frigo, e nei buffet dovrebbero evitare: pesce e carne cruda, cibo con eccessive salse e insalate russe o simili, polpette e hamburger, cibi alla griglia appena scottati; olio dall’odore di stanti’o o impanature, torte con panna e creme esposte da tempo. Nel consumatore italiano, lamenta Calabrese, ”non c’e’ la cultura della corretta conservazione cibo. E d’estate il problema si fa piu’ evidente”. Secondo l’Efsa, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, le tossinfezioni alimentari piu’ diffuse nell’Unione europea sono causate da batteri come Campylobacter, Salmonella, Lysteria e da virus che arrivano nell’organismo attraverso il tratto gastrointestinale, dove spesso si avvertono i primi sintomi. Dieci le regole predisposte dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini per una corretta gestione degli alimenti nella bella stagione. Al bando sbalzi di temperatura e piu’ igiene dal tagliere al frigo. E nei luoghi di villeggiatura sarebbe utile, conclude Calabrese, che i vigili urbani sanitari facessero controlli piu’ spesso”. Sanzioni piu’ pesanti, non solo amministrative, sono infine chieste da Federconsumatori. (di Alessandra Moneti) (ANSA).

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