Per pesce fresco a tavola armarsi di metro e codice

cannolicchiNiente calamaretti, sì a cannolicchi, purchè siano superiori agli 8 centimetri, e a telline, a patto che siano pescate con il rastrello. Sono i Regolamenti europei e le normative nazionali a dettare legge, quest’anno più che mai, nei menu di pesce per gli italiani. I provvedimenti nati per tutelare le catture di molte specie, di fatto vanno a condizionare il consumo di spigole e triglie molto di più della stagionalità ittica, ben poco conosciuta dal consumatore quando si esce dai confini della frutta e della verdura. Occhio quindi a trovare il pesce con le ‘carte in regola’ sia al mercato che al ristorante. Per districarsi in questo labirinto, in cui spesso ai consumatori oltre all’uso della forchetta è richiesto quello del metro, arriva in soccorso un vademecum di Federcoopesca-Confcooperative. In sostanza, le norme comunitarie e nazionali impongono delle taglie minime per quaranta prodotti ittici nelle fasi di cattura, vendita e acquisto; pochi centimetri sotto i quali viene bandito il consumo con sanzioni fino a 4 mila euro per il pescatore e il venditore. Ecco quindi che, ad esempio, è possibile mangiare i cannolicchi che superano gli 8 centimetri, i cefali sopra i 20 centimetri e i palamita sopra i 25 centimetri. Le spigole di cattura, invece, devono essere di almeno 25 centimetri, escluse ovviamente quelle di allevamento. Merluzzo, sogliola e orata, invece, possono essere di 5 centimetri in meno, mentre la lunghezza per triglia e sardine non può essere inferiore agli 11 centimetri e 9 per le acciughe. E mentre il consumatore deve stare attento a quello che acquista in nome della sostenibilità dei mari, il pescatore deve sapersi destreggiare non solo tra le taglie minime delle varie specie ma anche con reti le cui maglie hanno per legge una dimensione più larga, in modo da preservare le specie più piccole e rispettare la distanza minima dalla costa per poter pescare. Spaghetti e bruschette con le telline sono invece salvi, perché c’è la possibilità di pescarle utilizzando il rastrello da natante; la normativa nazionale e comunitaria ha infatti messo al bando le draghe idrauliche, attrezzo che utilizza getti d’acqua per separare i molluschi dalla sabbia. Non va bene, invece, agli appassionati di calamaretti, moscardini, latterini e cicerello, ma l’elenco annovera anche altre specie, che dovranno optare per un altro piatto almeno per quest’anno, come afferma la Federcoopesca, visto che le dimensioni delle maglie consentite sono troppo grandi per trattenere questi esemplari. Bisognerà attendere il via libera da Bruxelles con i piani di gestione previsti dalla nuova Politica comune della pesca, per cercare di recuperare questi sapori. (di Sabina Licci – ANSA)

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