Per San Tommaso tira il tacchino per il naso…

Il santo di questa settimana è san Tommaso apostolo. Per tradizione si festeggia il 21 dicembre, venerdì prossimo, anche se la Chiesa cattolica, dopo la riforma del ’69, ha spostato la sua festa al 3 luglio.
E qui spezzo una lancia a favore di Tommaso (anche se parlar di lance, con san Tommaso, come vedremo dopo, è perlomeno inopportuno). San Tommaso, come san Benedetto o san Gregorio Magno, è uno di quei santi che si è visto, suo malgrado, spostare la propria festa. Nel nuovo calendario liturgico, infatti, i santi “importanti” che avevano la ricorrenza nei periodi della Quaresima o dell’Avvento, hanno traslocato in date (generalmente estive), più favorevoli. E così, il senso di molti proverbi e tradizioni sono andate a farsi… benedire. Due esempi per san Tommaso.
Il proverbio centese “Per san Tmes tira al toch pr’al nes”, cioè per san Tommaso tira il tacchino per il naso. (Per san Tommaso è tempo di uccidere il tacchino), non ha nessun senso il 3 di luglio, così come il proverbio bergamasco “A san Tomàs ol dé l’ se slónda da la bóca al nas”: cioè che a san Tommaso il giorno si allunga di pochissimo, quanto dista il naso dalla bocca.
Comunque, naso o dito, il san Tommaso di oggi è proprio il san Tommaso che non credette alle parole di Gesù e alla sua resurrezione, tant’è che per convincersi volle toccare con il dito il costato di Cristo.
Il santo viene ricordato anche come Tommaso Didimo, o il Gemello, termini che significano sempre “gemello”, in aramaico, in greco e in italiano.
Tommaso fu uno degli apostoli che viaggiò di più, passando prima in Mesopotamia per poi arrivare in India, dove trovò la morte trafitto da una lancia. Alcuni sostengono che il suo carnefice fu l’imperatore del Kusan, altri che fu trafitto per sbaglio da una lancia scagliata per uccidere un pavone. Tant’è che Tommaso in India ci morì e oggi è uno dei pochissimi santi cattolici venerati in India.
In un vangelo Tommaso viene presentato dal Signore come il più capace degli architetti. Per questo è stato scelto come patrono di molte categorie in qualche modo legate all’edilizia e alle costruzioni: architetti, artisti, carpentieri, falegnami, geometri e muratori.
Dopo tante chiacchiere su san Tommaso, vi lascio raccontandovi di san Domenico di Silos. Abate benedettino spagnolo, nato nell’anno mille, è tra i più amati santi spagnoli, ed è celebre per due motivi. Il primo è che fu il paladino degli schiavi: si racconta che grazie al santo molti schiavi mori vennero liberati dalla prigionia o salvati dalla morte, e per questo è ricordato come patrono dei prigionieri. Il secondo motivo è ancora più importante, sia dal punto di vista religioso sia storico. Si narra infatti che grazie alla sua intercessione nacque niente popò di meno che san Domenico di Guzman: il fondatore dell’Ordine dei Domenicani. Per avere reso possibile questo parto “impossibile”, Domenico è invocato ancor oggi dalle partorienti, e donò alla storia un personaggio che con il suo ordine Domenicano fu il protagonista della lotta all’eresia, con l’Inquisizione, e della caccia alle streghe. Domenico di Silos si festeggia giovedì prossimo, il 20 dicembre.
Andrea Malossini

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