Pere: Apo Conerpo prevede un miglioramento della campagna

pere 4“La raccolta delle pere si è conclusa da poche settimane e, dopo un avvio di campagna caratterizzato da quotazioni piuttosto basse nonostante una domanda abbastanza sostenuta, ci sono buone ragioni per sperare in un miglioramento dell’andamento commerciale di questo frutto”: sono improntate al cauto ottimismo le previsioni per il futuro della campagna formulate da Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo, leader europeo dell’ortofrutta fresca e realtà di punta nella produzione di pere.
“Un elemento che senza dubbio potrà influenzare positivamente il mercato nei prossimi mesi – dichiara Vernocchi – è la significativa diminuzione delle giacenze di pere registrata dal nostro gruppo, che al 30 settembre sono inferiori dell’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, attestandosi a quota 1.070.000 quintali (erano più di 1.160.000 quintali nel 2013)”.
“Si tratta di un aspetto importante – prosegue il presidente di Apo Conerpo – legato anche al provvedimento adottato dall’Organizzazione Interprofessionale Pera, che ha deciso di non commercializzare sul mercato fresco i frutti della varietà Abate Fetel con calibro inferiore ai 60 millimetri, destinandoli, assieme alle partite di qualità meno pregiata, esclusivamente all’industria di trasformazione. Scelte queste che hanno lo scopo di valorizzare e qualificare ulteriormente l’offerta”.
“E a proposito di qualità – afferma Vernocchi – le pere prodotte dai nostri soci vantano quest’anno standard organolettici decisamente elevati e pezzature interessanti, superiori a quelle del 2013. Per quanto riguarda l’aspetto esteriore, poi, i frutti presentano una rugginosità tipica della specie. Queste caratteristiche lasciano ben sperare sulla conservabilità del prodotto e quindi anche sulla possibilità di ottenere buoni risultati sul mercato, nazionale ed estero, nei prossimi mesi anche se bisognerà purtroppo fare i conti con l’embargo russo”.
“Un provvedimento – conclude il presidente di Apo Conerpo – estremamente penalizzante per il nostro paese che ogni anno esporta in Russia prodotti agricoli per un valore di oltre 700 milioni di euro (dati Istat). Uno dei settori più colpiti dall’embargo è quello ortofrutticolo che nel 2013 ha esportato sul mercato russo oltre 18.000 tonnellate di mele, 15.600 di uva da tavola, 12.600 di kiwi, circa 10.000 di pesche e nettarine e 3500 di pere (fonte: Centro Servizi Ortofrutticoli)”.

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