Pere in sofferenza, bene mele e kiwi: il bilancio di Fruitimprese

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L’anno dell’ortofrutta si chiude con una inaspettata sofferenza per uno dei prodotti ‘forti’ e più tipici dell’Italia: le pere.
“La campagna estivo/autunnale di pere e mele – commenta Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA) – era partita discretamente poi specialmente le pere Abate in particolare hanno iniziato già dai primi di novembre ad avere dei cedimenti di prezzo causati in particolare modo da offerte all’estero di pere alternative come la Rocha portoghese e la Conference belgo/olandese a prezzi più bassi. Poi il perdurante calo dei consumi e anche una certa sopravalutazione dei prezzi in campagna hanno spiazzato i nostri commerciali che puntando a certi prezzi poi non trovavano le vendite sperate”.
Anche per le mele la campagna era partita ben intonata poi le vendite delle ultime settimane sono state inferiori alle aspettative. “Quindi in gennaio ci troveremo con giacenze superiori a quelle programmate – è l’analisi di Minguzzi – ma i mesi della mela sono soprattutto febbraio e marzo, per cui si può ragionevolmente sperare”.
Mercato già da adesso dinamico per il kiwi italiano. “Le quantità raccolte sono state in generale inferiori alle aspettative (-20/25% solo in Emilia-Romagna)ma la qualità è buona e il calibro superiore alla media. Le esportazioni verso l’oltremare fanno ben sperare, anche in considerazione del fatto che nei mesi finali di aprile e maggio non dovrebbe esserci molta concorrenza da parte del Cile, che come noto manca di metà circa di prodotto a causa delle gelate”.
L’andamento a consuntivo delle produzioni estive – conclude Minguzzi – ci lascia qualche indicazione per il futuro. Innanzitutto per pesche e nettarine – che hanno registrato una campagna commerciale a due facce: mercato buono da metà maggio a tutto luglio, disastroso in agosto e settembre – s’impone un rapido rinnovo varietale, poiché specialmente all’estero il nostro prodotto in agosto-settembre é riconosciuto come scadente e occorre ritornare ad essere qualitativamente competitivi. Solamente quando potremo offrire più del 50% di prodotto qualitativamente valido ricominceremo ad essere preferiti. I primi mesi estivi invece hanno probabilmente goduto, grazie alla buona qualità, di una Spagna in quei momenti scarsa di qualità e quantità (un po’ come il 2012)”.
Andamento discreto invece per le susine che hanno visto buone quantità prodotte e di buona qualità anche se il prezzo é stato inferiore alle aspettative. “Ci si aspettava una Spagna quantitativamente più scarsa, ma evidentemente così scarsa poi non era. Mi aspetto in futuro che vi possano essere i mezzi per informazioni più precise sulle produzioni dei paesi europei”.

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