Pesca: Abruzzo, Marche, Molise e Puglia mercoledì da Galan

Le Regioni Abruzzo, Marche, Molise e Puglia presenteranno dopodomani, mercoledi’ 16, a Roma al Ministro per le Politiche Agricole e della Pesca, Giancarlo Galan, una piattaforma congiunta di proposte allo scopo di rappresentare compiutamente le esigenze delle marinerie del medio e basso Adriatico, alle prese con una molteplicita’ di problematiche e di criticita’ di difficile soluzione. La conferma e’ arrivata, a Teramo, nel convegno organizzato allo scopo di trovare un punto di convergenza sui problemi della pesca del medio e basso Adriatico tra istituzioni ed associazioni di categoria. ”La grande novita’ – ha detto l’assessore abruzzese alla Pesca, Mauro Febbo – e’ che, per la prima volta, quattro Regioni bagnate dall’Adriatico hanno sposato una linea comune portando avanti un lavoro di approfondimento e di proposta per individuare soluzioni praticabili sia a livello regionale che centrale e tra gli obiettivi principali c’e’ quello di individuare un piano di gestione locale che fissi delle regole certe per tutti ma che tenga anche conto delle tipologie di pescato del mare Adriatico”. Diverse le questioni che saranno portate sul tavolo ministeriale. Tra le piu’ importanti, quella relativa agli attrezzi visto che la Commissione europea ha introdotto pesanti restrizioni alle attivita’ di pesca proprio in relazione al loro utilizzo. In particolare, in merito alle ipotesi di modifica del regolamento comunitario che stabilisce l’obbligo di usare maglie larghe ed il rispetto di distanze minime dal litorale, Febbo preferisce non alimentare particolari aspettative tra gli operatori ittici.
”La normativa – ha ricordato Febbo – e’ entrata in vigore all’inizio di questo mese, ma risale addirittura al 2006 e sara’ alquanto difficile indurre la Commissione europea a fare marcia indietro. Si tratta, senza dubbio, di un costo aggiuntivo a fronte di un prelievo sensibilmente diminuito, ma questa situazione e’ anche figlia di una mancata programmazione dell’adeguamento, di una fiducia, probabilmente mal riposta, in una possibile deroga e di una debolezza nelle capacita’ di pressione sulla Commissione europea nel far valere piu’ efficacemente le ragioni e le specificita’ della marineria italiana ed adriatica in particolare”. Resta aperta, invece, la questione relativa al fermo biologico. Spesso il fermo impedisce alla marineria adriatica di colgiliere le opportunita’ di vendita offerte dal momento centrale della stagione turistica, con la conseguenza di attivare anche meccanismi di sostituzione del prodotto locale con quello proveniente da Paesi terzi, anche frontalieri, le cui attivita’ continuano indisturbate e in danno delle esigenze di ricostituzione degli stock ittici che giustificano il fermo stesso. Un ulteriore elemento critico e’ rappresentato dall’impossibilita’ di programmare e far eseguire per tempo gli interventi di manutenzione delle imbarcazioni. ”Abbiamo chiesto un fermo straordinario per almeno due anni – ha aggiunto Febbo – che dovra’ essere sostenuto da fondi nazionali, ma la questione dovra’ essere affrontata con grande impegno dal nostro Governo e dai nostri parlamentari europei poiche’ coinvolge anche i Paesi che si affacciano sull’altra sponda dell’Adriatico come Croazia, Slovenia e Montenegro. Soprattutto la Croazia, che aspira ad entrare presto nell’Ue, dovra’ adeguarsi ai Regolamenti comunitari anche in tema di pesca”. Altra questione sollevata da Febbo e’ quella del parassita Anisakis che ha di fatto messo fuori mercato il pesce azzurro dell’Adriatico. ”A questo proposito – ha detto – abbiamo chiesto l’intervento del Ministero della Salute anche al fine di ricondurre la vicenda nei giusti binari e privilegiare una corretta informazione che scongiuri il propagarsi di ingiustificati allarmismi”. In merito, poi, all’attivazione del FEP, il fondo europeo per la pesca, l’assessore Febbo ha confermato che la Regione sta superando i ritardi iniziali, registratisi anche a livello centrale, con riferimento sia all’organizzazione del sistema di gestione del Programma che all’attivazione delle misure nazionali. Del resto, entro l’anno saranno attivate almeno sei misure”.

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