Pesca: accordo politico Ue su riforma. L’impatto per l’Italia

san benedettoL’accordo politico sulla riforma della pesca in Europa permette di fissare alcuni paletti importanti per l’Italia a favore degli operatori del settore. Risultati che potrebbero essere migliorati nel prossimo negoziato sul nuovo Fondo europeo per la pesca e l’attività marittima in Europa. E proprio la commissaria europea alla pesca Maria Damanaki ha tenuto a definire l’intesa raggiunta dal triologo formato dai negoziatori del Parlamento, Consiglio e Commissione Ue, “un passo storico per tutti coloro che sono coinvolti nel settore in quanto – ha precisato – stiamo per cambiare radicalmente il nostro modo di pescare in futuro”. E questo dal 2014, quando dovrebbe entrare in vigore la riforma. Questi alcuni punti fondamentali dell’intesa politica che ora passa al voto finale dell’Assemblea plenaria e del Consiglio Ue.
-FERMO BIOLOGICO Con la riforma, il fermo biologico delle attività come quello deciso ogni anno in Italia per le reti a strascico è stato definitivamente riconosciuto come misura idonea alla conservazione delle risorse. Sino al 2005 il fermo veniva considerato alla stregua di un aiuto di Stato che doveva essere approvato in via preventiva dalla Commissione Ue.
-RIGETTI IN MARE L’Italia ha ottenuto che la nuova normativa si applicherà solo alle specie per le quali è fissata una taglia minima in base alle regole sulla pesca nel Mediterraneo. Inoltre, l’obbligo di sbarcare in porto tutto il pescato – salvo una tolleranza del 5% – scatterà nel 2015 e non più nel 2014, e solo per i piccoli pelagici come acciughe e sardine (ossia il 30% delle catture della flotta italiana). Per le altre specie del Mediterrraneo (dai naselli alle triglie sino alle vongole) l’obbligo scatterà invece il primo gennaio 2019.
-NUOVO FONDO UE Sul varo del nuovo fondo il Parlamento si pronuncerà dopo la pausa estiva. Il punto di maggiore contrasto é rappresentato dagli aiuti pubblici per le flotte (demolizioni ed ammodernamenti) che la Commissione Ue propone di eliminare.
-AUTOGESTIONE Con i piani di gestione a lungo termine congiuntamente ad un processo di regionalizzazione, aree importante nei singoli Stati potranno dare il via a piani di autogestione delle attività di pesca vincolati al solo rispetto degli obiettivi chiave della politica comune, mentre il resto verrà deciso localmente.
-SANZIONI La capacità delle flotte dovrà esssere proporzionata alle possibilità di pesca che vengono loro attribuite. Allo Stato membro che non sarà in grado di sopprimere la capacità in eccesso i contribuiti europei potranno essere sospesi o ritirati.
-PIANI GESTIONE STOCK Saranno pluriennali per garantire la sostenibilità dell’attività di pesca ed elaborati sulla base di dati scientifici che gli Stati membri dovranno pubblicare. (ANSA).

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