Pesca; ambientalisti: spadare illegali ancora in uso in Italia. Sanzionati 300 pescherecci in 6 anni

Sono 300 i pescherecci che negli ultimi 6 anni hanno utilizzato illegalmente le reti spadare, registrati per lo piu’ nei porti di Ponza, Bagnara Calabra, Lipari, Porticello, Santa Maria La Scala. Un fenomeno che non sembra diminuire, visto che nei primi 6 mesi del 2010 ne sono state sanzionati ben 37. Sono i dati contenuti nella mappa della malapesca italiana, dossier-denuncia (”La pesca illegale, non documentata e non regolamentata nell’Unione europea: il caso delle derivanti italiane”), pubblicato oggi da Lav, Legambiente e Marevivo. Eclatante il caso del comune di Acitrezza dove a giugno scorso, denuncia il rapporto, e’ stata organizzata la ”Sagra del Pescespada di San Giovanni” pescato dalle ”storiche spadare trezzote”. L’uso di queste reti, messe al bando dalle Nazioni Unite e dal 2002 in tutta l’Ue, spiegano le associazioni, comportano la cattura accidentale di specie protette o a rischio come tartarughe, delfini, squali e balene, contribuisce allo sfruttamento eccessivo degli stock ittici e danneggia gli ecosistemi marini; il tutto sviluppando un volume d’affari a livello mondiale di 10 miliardi di euro.
Una piaga, quella delle reti illegali, ben documentata dagli organi di controllo, dalla Commissione europea e dalle stesse associazioni ambientaliste, con dati su matricole, porto di registrazione, accesso ai finanziamenti pubblici, recidivita’ nelle infrazioni, zone di pesca e tecniche per eludere i controlli. ”In Italia il problema e’ aggravato dalla mancata applicazione di sanzioni efficaci che non consente di intensificare le misure repressive – dichiarano Lav, Legambiente e Marevivo – a cui si aggiungono gli atteggiamenti di tolleranza, al confine con la compiacenza che spesso si riscontrano da parte delle autorita’ italiane”. La maggior parte dei pescherecci della lista nera e’ stata sanzionata piu’ volte, l’importo massimo e’ di 4.000 euro, la meta’ o ancor meno per chi patteggia; il sequestro delle reti introdotto 4 anni fa da un apposito provvedimento, spesso non viene confermato dai giudici con conseguente restituzione ai proprietari. L’unica misura forte e’ la sospensione dell’autorizzazione di pesca dai 3 ai 6 mesi ma, secondo le tre organizzazioni, non risulta sia mai stata applicata, anzi lo scorso ottobre la Direzione generale della Pesca del Mipaaf ne ha addirittura sconsigliato l’applicazione. Un’ Italia piagata che comunque e’ stata condannata dalla Corte Europea di Giustizia, dovendo restituire 7,7 milioni di euro percepiti per la riconversione delle spadare verso altri sistemi meno distruttivi ma, come segnala il dossier, 100 pescherecci hanno usufruito di questi contributi continuando pero’ ad usare le reti illegali. Violazioni a cui l’Ue ha cercato di contrastare ancora con il nuovo regolamento in vigore dal 1 gennaio scorso che prevede la sospensione degli aiuti comunitari destinati alla pesca e l’inserimento in lista nera dei pescherecci pirata. (ANSA).

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