Pesca: come sarà ripartito il nuovo Fondo europeo 2014-2020

pescherecci 2La piena attenzione alla piccola pesca costiera, il riconoscimento del fermo biologico, ma anche la demolizione delle vecchie imbarcazioni, il livello dell’occupazione fino al rilancio dell’acquacoltura, sono tra i principali criteri da cui dipenderà per i prossimi sette anni la ripartizione tra gli Stati membri dell’Ue del nuovo Fondo europeo per la pesca e l’attività marittima 2014-2020. L’approccio, approvato ieri dal Consiglio dei ministri della pesca europei, è pienamente coerente con quanto già deciso dai ministri nell’ottobre 2012 con la riforma della politica comune della pesca nell’Ue. Grazie a questa coerenza, difesa ieri con forza da Roma, “ci sono tutte le premesse – come indicato dal ministro per la pesca e le politiche agricole e alimentari, Nunzia De Girolamo – affinché l’Italia non subisca riduzioni nei trasferimenti delle risorse per il settore nel 2014-2020, considerando che solo la piccola la piccola pesca costiera rappresenta oltre l’80% della flotta di pesca italiana”. In questo caso l’Italia potrà contare su investimenti complessivi per circa 848 milioni di euro (come nel vecchio fondo Ue per la pesca 2007-2013), di cui 424 milioni di risorse europee provenienti dal nuovo Feamp, e altrettanti do fondi nazionali. Per il fermo temporaneo di pesca, l’Italia con la riforma aveva ottenuto che fosse riconosciuto come una misura adeguata alla tutela delle risorse ittiche nel lungo termine. Ora, con nuovo Feamp, ottiene che vengano stanziati i finanziamenti per versare ai pescatori una compensazione per il mancato reddito. Aiuti sono consentiti anche nel caso della demolizione delle vecchie imbarcazioni. A tal fine le spese potranno essere impegnate fino al 2017 ed effettivamente versate fino al 2019. Importante è anche il criterio per il rilancio, grazie a fondi aggiuntivi, dell’acquacoltura in termini di produzione. L’Italia può contare su un buon margine per aumentare la produzione nel settore. Altri criteri stabiliti per il nuovo Fondo riguardano il valore della produzione ittica e l’occupazione: sono circa 20mila i marittimi italiani imbarcati. Infine, ma non ultimo, c’é ancora incertezza sui tempi di applicazione del Feamp che dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2014. Gli esperti europei non escludono, considerando che il Parlamento europeo si pronuncerà in plenaria non prima di ottobre, una proroga del vecchio Fondo europeo per la pesca fino al giugno 2014, sotto presidenza greca dell’Ue. (ANSA).

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