Pesca: E-R verso riforma delle norme per le acque interne


La conservazione delle specie ittiche autoctone, anche attraverso il contenimento della fauna ‘esotica’ più aggressiva, la promozione della pesca sportiva e ricreativa esentando i minorenni, gli anziani e i disabili dal pagamento della licenza e la possibilità per i Comuni a vocazione turistico-naturalistica di creare “aree di pesca regolamentata” a pagamento, con l’obbligo però di riutilizzare gli introiti per la cura dell’habitat naturale: sono le principali novità del progetto di legge di iniziativa della Giunta per la riforma delle norme sulla pesca in acque interne, che non venivano riviste dal 1993, illustrato dall’assessore all’Economia ittica Tiberio Rabboni alla commissione Turismo, cultura, scuola, formazione, lavoro, sport presieduta da Giuseppe Pagani. Il progetto di legge (testo base al quale è abbinato un progetto di legge sulla stessa materia presentato da Andrea Pollastri del Pdl) è composto da 29 articoli e si divide tra “la tutela della fauna ittica e la disciplina della pesca sportiva e professionale, dell’acquicoltura e di tutte le attività connesse”, spiega Rabboni, che ricorda come “per redigere il testo abbiamo già organizzato quattro incontri di consultazione con i portatori di interesse del settore”. Per la tutela della fauna ittica locale si procede sia attraverso “il divieto di immissione di specie non autoctone nei corpi idrici e il contenimento di quelle più invasive, come il pesce siluro o il gambero della Louisiana”, continua Rabboni, sia con “l’istituzione di zone di tutela della fauna ittica, che possono essere di ripopolamento, di protezione integrale, di protezione di particolari specie o a regime speciale di pesca”. La pesca sportiva e ricreativa, “una attività virtuosa, che tutela le acque e la fauna” specifica l’assessore, sarà incentivata “esentando dal pagamento della licenza i minorenni, previo però un breve corso di alfabetizzazione alle regole specifiche e al rispetto degli animali, gli over 65 e i disabili”. Si procederà poi con una semplificazione dei meccanismi di licenza: “Non sarà più richiesto un tesserino, ma basterà la ricevuta del versamento della concessione annuale, che sarà possibile anche effettuare online grazie alla nuova gestione informatizzata”. L’ultima novità riguarda “la possibilità di dare ai Comuni, e pensiamo in particolare a quelli dell’Appennino, la facoltà di istituire, in un ottica di attrazione turistica , aree di pesca regolamentata accessibili a pagamento”, annuncia Rabboni, “con l’obbligo però di utilizzare gli introiti per il miglioramento dell’habitat naturale interessato”. Sono intervenuti al dibattito la consigliera Gabriella Meo (Sel-Verdi), per chiedere chiarimenti sui controlli sui fondi a disposizione dei Comuni che istituiscono aree di pesca regolamentata, Mauro Malaguti (Pdl), che ha espresso soddisfazione perché “nel testo della Giunta sono state riprese molte delle istanze del progetto di legge del collega Pollastri”, il presidente Pagani, che ha anticipato come “sarà sicuramente prevista una udienza conoscitiva con le realtà coinvolte”, e il relatore Roberto Garbi (Pd), che ha ribadito come l’obiettivo sia “sottoporre al voto dell’Assemblea il progetto di legge entro la fine di ottobre”.

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