Pesca: la Corte di Giustizia consente regimi nazionali più severi


Giro di vite sugli attrezzi da pesca. Se infatti l’Unione Europea ha da anni stabilito un regime severo in materia di attrezzature per la pesca ispirato da criteri di rispetto della risorsa ittica e delle sue possibilita’ di riproduzione, ora la Corte di Giustizia mette un nuovo tassello nel mosaico delle azioni a difesa della pesca sostenibile. La Corte ha infatti riconosciuto che uno Stato Membro e’ autorizzato a vietare nelle sue acque l’impiego di attrezzi da pesca permessi dall’Ue a condizione che la decisione sia conforme alla politica comune della pesca e non sia in violazione del principio di parita’ di trattamento. La decisione e’ scaturita dall’esame di un caso che vedeva contrapposti alcuni pescatori greci e le autorita’ competenti che avevano negato loro l’autorizzazione per la pesca delle sardine con piccole reti da circuizione, il cui uso e’ peraltro permesso dall’Ue sia pure con alcune piccole restrizioni. Lo stato greco difendeva il suo operato grazie a una legge nazionale precedente al regolamento europeo, invocandone la necessita’ dettata, piu’ che da esigenze di protezione degli stock di sardine, alla tutela di un habitat fragile e all’ equilibrio dell’ecosistema marino. La Corte ha dato ragione alla Grecia: il regolamento consente agli Stati membri che si affacciano sul Mediterraneo di adottare misure aggiuntive al regime istituito dal regolamento, compatibili con il diritto comunitario e conformi alla politica comune della pesca per proteggere le specie sensibili o minacciate della fauna marina. (ANSA).

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