Pesca: prezzi troppo alti, gli italiani rinunciano al fresco

E’ il pesce fresco dei nostri mari a stare nei pensieri degli italiani mentre si recano a fare la spesa ma il cartellino del prezzo diventa una barriera insormontabile e la scelta cambia verso conservati e trasformati, facendo crollare i consumi. E’ quanto emerge da uno studio Ismea presentato a Slow Fish, la rassegna che promuove un consumo consapevole di prodotti ittici. ”C’e’ ancora molto lavoro da fare” commenta il presidente di Slow Food Italia Roberto Burdese, perche’ ”solo da scelte consapevoli dei consumatori possiamo invertire le tendenze e fare pescare pesci altrettanto gustosi e nutrienti rispetto a quelli che ci vengono proposti”. Il crollo del fresco nel primo trimestre del 2011 e’ del 9,4%, quello del prodotto trasformato del 5%. La causa e’ la impennata dei prezzi al consumo: +7,4% per il fresco e +4,5% per il trasformato. A incidere sui prezzi e’ l’aumento del carburante. L’allarme pesce fresco e’ scattato l’anno scorso quando i consumi sono calati del 5,7% su base annua, in risposta ad un aumento dei prezzi di oltre il 4%. Le scelte sono andate al pesce trasformato (+1,3%), a quello congelato (0,1%), a quello essiccato e affumicato (+3,8%), fino alle conserve (2,6%). Lo studio Ismea ha pero’ sondato le preferenze dei consumatori e ha scoperto che potendo gli italiani acquisterebbero pesce fresco, pescato il piu’ vicino possibile a casa, al posto di quello surgelato o trasformato. Al momento dell’acquisto prevalgono pero’ condizionamenti forti a cominciare dal prezzo. Ecco cosi’ che nella top five delle specie fresche piu’ acquistate ben quattro provengono in prevalenza da allevamenti. Davanti al banco del pesce – spiega ancora l’indagine – convivono in maniera evidente nel consumatore una sfera emotiva ed una razionale. A livello emozionale il pesce fresco assume un fascino particolare che rende gratificante e coinvolgente l’atto di acquisto, ma l’elemento razionale favorisce soprattutto le specie d’allevamento e i prodotti surgelati e congelati. Alle prime il consumatore associa maggiori garanzie di sicurezza rispetto al pescato in mare, ritenuto piu’ esposto agli effetti dell’inquinamento delle acque. Il pesce surgelato, invece, e’ favorito sia sotto l’aspetto della sicurezza igienico-sanitaria, sia sotto il profilo della praticita’. L’acquisto nelle aree interne ricade in prevalenza sul canale della grande distribuzione, per comodita’ e per una maggiore fiducia sul rispetto dei requisiti igienico-sanitari. Il mercato rionale rappresenta invece il luogo d’acquisto d’eccellenza per i consumatori delle citta’ costiere, dove prevale nell’ immaginario la convinzione di una coincidenza delle figure del pescatore e del dettagliante o, comunque, di uno stretto legame tra essi. (ANSA).

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