Pesca: riforma Ue alle battute finali con Europarlamento

pescherecci moloE’ giunto alle battute finali il processo di riforma della politica della pesca in Europa con la consegna, da parte del Consiglio alla presidenza irlandese dell’Ue, di un nuovo mandato per chiudere il negoziato con il Parlamento europeo. Un mandato che “soddisfa” il ministro per la pesca Nunzia De Girolamo, in quanto ha permesso di ritardare l’entrata in vigore della riforma per alcune specie importanti per la flotta italiana oltre a rilanciare la cooperazione con i partner mediterranei dell’Ue. Ora l’obiettivo è raggiungere un accordo sulla riforma entro giugno affinché possa entrare in vigore il primo gennaio 2014. L’accordo con il Parlamento non è però ancora scontato alla luce delle forti ambizioni dei suoi deputati in materia di sostenibilità dell’attività di pesca, ma anche per le forti pressioni in questo senso di numerose Ong da Greenpeace al Wwf. “I ministri hanno fatto alcune concessioni, ma mi sarebbe piaciuta una decisione più coraggiosa – ha commentato la relatrice del Parlamento europeo per la riforma, Ulrike Rodust (S&D). Più positiva invece la commissaria europea alla pesca Maria Damanaki secondo cui “il Consiglio ha fatto un buon passo in avanti per avvicinarsi alla posizione del Parlamento”. A suo parere “un accordo è possibile e lo auspica entro giugno”. I prossimi negoziati si terranno il 28 e 29 maggio. I risultati positivi ottenuti dall’Italia riguardano la questione complessa del divieto dei rigetti di pescato in mare: l’entrata in vigore di questo nuovo obbligo per i piccoli pelagici come acciughe e sardine (il 30% delle catture della flotta italiana) scatterà non più nel 2014, come inizialmente previsto, bensì nel 2015, permettendo al settore di affrontare le nuove regole con più tempo e tranquillatà. Per le altre specie del Mediterraneo (dai naselli alle triglie sino alle vongole), l’obbligo scatterà invece il primo gennaio 2019. Sui rigetti in mare è stata poi introdotta una clausola di tolleranza del 5% (invece del 7% iniziale): una quota che il Consiglio Ue considera inevitabile e che dovrà essere applicata, per quanto concerne il Mediterraneo, nell’ambito dei piani di gestione già in vigore. Quest’ultimo elemento – fanno sapere gli esperti europei – riguarda una precisa richiesta della delegazione italiana sostenuta da tutte le altre delegazioni del Mediterraneo – Francia, Spagna e Grecia – allo scopo di evitare nuovi e pesanti adempimenti burocratici, e valorizzare gli strumenti normativi già messi a punto. L’alleanza con i partner Ue del sud ha dato prova di fermezza quando – rivelano fondi del Consiglio – nel corso delle trattative si è intravvista la possibilità di creare una minoranza di blocco, ipotesi che è stata poi scongiurata. Non c’é stato infine nessun ritocco ai risultati già conseguiti nelle precedente tornate, tra queste il riconoscimento del fermo biologico della pesca. (di Patrizia Lenzarini – ANSA)

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