Pesca: scontro dei ministri Ue sul trasferimento dei diritti

Stop all’introduzione in Europa di un sistema di diritti di pesca trasferibili: è stata la dura reazione, oggi a Lussemburgo, alla proposta della Commissione europea nell’ambito del negoziato sulla riforma del settore, ma non dell’Italia che è invece si è detta pronta a negoziare. “Mi sembra che il futuro di questa parte della proposta di riforma sia abbastanza incerto – ha commentato il ministro per le politiche agricole e alimentari, Mario Catania – in margine al termine della sessione ministeriale, prendendo le distanze dai Paesi più critici – come Irlanda e Francia – ma anche Germania, Belgio e Finlandia. Sulla posizion dell’Italia ci sono anche Spagna, Regno Unito, Olanda. Il ministro non ha poi nascosto la propria perplessità di fronte all’atteggiamento di alcuni partner: “La pesca europea é in una situazione di grave difficoltà – ha lanciato – e chi dice di no dovrebbe assumersi la responsabilità di presentare delle alternative, come ha detto la stessa commissaria Maria Damanaki”. Insomma, ha aggiunto, “la Commissione sta tentando di dare una risposta ad un problema reale che è quello di migliorare la gestione del settore, e su questo bisogna confrontarsi non solo limitarsi a dire di no”. Per l’Italia, l’introduzione dei diritti di pesca, dovrebbe avere alcune caratteristiche, su cui – dice Catania – siamo molto fermi. In primo luogo, “nessuna trasferibilità da uno Stato membro all’altro di questi diritti di pesca. Poi la possibilità di applicare il sistema, non a livello nazionale, ma sulla base di una serie di bacini per evitare che la pesca si concentri solo su quelle aree dove la redditività è più forte. E questo, creando del sub-zone all’interno dei ognuna delle quali consentire la circolazione dei diritti di pesca”. Inoltre, ma non ultimo, “il sistema deve essere ben calato sulla realtà del Mediterraneo, quindi i diritti devono tener conto che siamo di fronte ad un’attività di pesca multispecie”. Il confronto tra i 27 è stato invece più sereno sul tema del decentramento di alcune decisioni tecniche in modo da coinvolgere maggiormente la professione. Su questo fronte – ha concluso Catania – “credo che alla fine avremo un sistema come io desidero: più attento alla richieste degli attori della filiera e più flessibile perché alcune decisoni saranno portate a livello locale”. A maggio il prossimo round.

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