Pesca: Seafood 2010, vince eccellenza italiana ma non basta


Dal prestigioso caviale oscietra e il suo storione bianco affumicato allevato nelle valli bresciane, alla riscoperta dei sapori perduti con la Saraghina dell’Adriatico fino al filetto di branzino alla siciliana gia’ preparato e pronto in pochi minuti: la vetrina del ”Fish made in Italy” grazie alla qualita’ e alla varieta’ dei prodotti ha attirato un boom di presenze al padiglione italiano a Bruxelles della ‘Seafood 2010′, la principale fiera mondiale dei prodotti ittici riservati agli operatori. Il ”Padiglione Italia”, 900 metri quadrati curati dal Consorzio Uniprom su incarico del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha accolto una trentina di aziende provenienti dal Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Toscana, Marche, Abruzzo, Puglia, oltre alla Provincia di Trapani. Sono state tre giornate di presentazione dell’eccellenza italiana dell’intera filiera – dal prodotto ittico ai macchinari di lavorazione del pesce – che si sono concluse a Bruxelles, ”con un bilancio positivo – afferma Uniprom – per la tenuta della posizione italiana sul mercato e l’interesse mostrato dagli operatori, senza pero’ far perdere di vista la necessita’ di ulteriori sforzi”. Va detto che la grande manifestazione che riunisce a Bruxelles 1.600 aziende da 140 paesi, si inserisce in un contesto politico europeo – precisa all’Ansa il presidente di Uniprom Giampaolo Buonfiglio – che si prepara ad una ulteriore riforma del settore puntando a sostenibilita’, responsabilita’, controllo, e ulteriore riduzione dello sforzo di pesca”. In questo contesto ”il Mediterraneo non e’ piu’ ai margini del processo come e’ avvenuto in passato”. Uno scenario che richiede quindi alle imprese italiane del settore, lungo tutta la filiera – tiene ancora a sottolineare il presidente di Uniprom – ”una rapida evoluzione in termini di adeguamento alle nuove norme e di riposizionamento su un mercato altamente competitivo da perseguire attraverso nuove strategie di valorizzazione dei prodotti ittici”. Le nuove parole chiave sono quindi ”qualita’, tracciabilita’, certificazione, marketing, tecnologie di conservazione e servizi, con un tessuto imprenditoriale in cui manca ancora una spinta sufficiente all’innovazione”. Insomma l’eccellenza italiana – sia nelle pesca che dell’acquacoltura – trova ancora spazi e apprezzamenti ma, come ha detto a Bruxelles Pier Antonio Salvador, vicepresidente di Uniprom, ”bisogna ancora lavorare nella ricerca di una confezione ed una presentazione del prodotto adatta alle esigenze del nuovo consumatore. Stiamo comunque recuperando mantenendo anche nella confezione la tradizione tipicamente italiana”. La nuova sfida europea al settore della pesca ha pero’ bisogno – ha concluso Buonfiglio – ”di una adeguata politica di promozione internazionale mirata, su cui diversi paesi stanno investendo ingenti risorse. Una riflessione e’ urgente”. (ANSA).

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