Pesca: Ue vuole dare futuro alle donne nell’economia ‘blu’

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Dare un nuovo futuro economico e sociale alle donne nell’economia ‘blu’, dove da sempre lavorano ma ora stanno assumendo un ruolo più importante ed attivo. Per farlo, devono però uscire dall’anonimato, da quella fascia grigia che alimenta un mondo del lavoro spesso precario, dove sono carenti o inesistenti diritti e tutele sociali. Per questo c’è bisogno di dati affidabili per poter ricercare le soluzioni più consone a livello europeo, nazionale e regionale. E’ la sfida, raccolta oggi a Bruxelles, dai partecipanti alla conferenza “Le donne nel mondo della pesca. Virata europea e il caso Italia”, organizzata da Federpesca e da Net European Consultin, con la collaborazione delle eurodeputate S&D Renata Briano, vicepresidente della Commissione pesca del Parlamento europeo ed Elena Gentile della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali, con il patrocinio del ministero italiano delle politiche agricole, alimentari e della pesca. “Noi trascuriamo le donne nel settore della pesca dove invece rappresentano una dimensione importantissima non affatto residuale, anche se poco visibile” ha spiegato all’ANSA Luigi Giannini, vicepresidente di Federpesca, che ha anche preso un primo impegno: “lavorare ad un loro inquadramento nel prossimo rinnovo del contratto nazionale di lavoro che scade il 31 dicembre 2016. Ci impegniamo noi – ha detto – anche eventualmente a sensibilizzare il sindacato se fosse necessario”. Gabriella Pace, vicecapo di gabinetto del commissario agli affari marittimi, Karmenu Vella, ha assicurato “che la strategia attuale della Commissione europea punta all’equità, alla parità dei sessi e all’indipendenza economica per le donne nel settore della pesca. Il nuovo Fondo europeo per il settore offre molti margini di manovra per fare di più. Quanto a Stefano Palmieri, presidente del gruppo Europa 2020 al Comitato economico e sociale, ha indicato l’importanza di fare emergere l’economia sommersa, “in Italia nel settore dell’agricoltura e della pesca unite – ha spiegato – rappresenta il 22% dell’occupazione complessiva irregolare e non dichiarata”. Dalla Conferenza – grazie al lavoro dell’Osservatorio nazionale della pesca – è emerso un quadro più chiaro della situazione in Italia, dove il numero di imprese femminile nella filiera ittica supera di poco le 6.700 unità (situate soprattutto al Sud e nelle isole) su un totale di 33.941 aziende. Il 90% delle donne che lavorano nel settore sono italiane, e sono presenti in particolare, nelle capitanerie di Manfredonia (222), Cagliari (146), Ravenna (137), Ancona (82) e Siracusa (72). Sono invece 1.195 le donne che lavorano a bordo dei pescherecci, dai 18 agli altre 55 ani. La testimonianza più toccante infine, è stata quella di Sonia Barchielli, direttore del mercati ittici della Cooperativa Labronica di Livorno, che in tre anni è riuscita a ridurre il tempo di lavoro dei pescatori e far lievitare del 38% i ricavi. (di Patrizia Lenzarini – ANSA)

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