Pesca: varata la riforma. Novità e commenti

pescherecciFra gli addetti al settore, si sprecano gli aggettivi per descrivere il testo di riforma della politica comune della pesca approvato oggi dall’Assemblea europea a Strasburgo: “epocale, ambiziosa, storica”. Di certo l’approccio approvato dai 502 parlamentari europei contro 137 e 27 astensioni, rappresenta un netto ‘giro di boa’ rispetto alla politica attuale. La sfida è importante: “recuperare entro il 2020 l’ammontare di 15 milioni di tonnellate di pesce dagli stock più sfruttati creando 37mila nuovi posti di lavoro”. Per raggiungere questo risultato il Parlamento europeo chiede ad armatori e pescatori di sottostare a due decisioni radicali. In primo luogo, mettere fine alla pesca intensiva e pescare a partire dal 2015 l’equivalente di quanto lo stock di quella specie sia in grado di riprodurre. Inoltre, di mettere fine allo ‘spreco’ del pescato indesiderato già dal 2014, ossia di non scaricare nuovamente in mare quegli esemplari, di fatto già morti, non commerciabili per dimensioni o per specie. Si tratta del 23% di catture inutili. E proprio su quest’ultima richiesta si sono divisi gli eurodeputati italiani del Partito popolare (Antonello Antinoro, Enzo Rivellini, Giovanni La Via) e Scurria di Fratelli di Italia, da quelli dei Socialisti e Democratici – in primo luogo il vicepresidente della commissione pesca Guido Milana – che ha voluto invece giocare appieno la carta della sostenibilità del settore. Favorevoli anche Andrea Zanoni e Nicolò Rinaldi dell’Italia dei valori. Soddisfatta del sostegno del Parlamento anche la commissaria alla pesca Maria Damanaki. Agli Stati membri il Parlamento chiede invece di creare delle riserve di ricostituzione degli stock di pesce per garantire la conservazione e la riproduzione delle risorse acquatiche viventi e degli ecosistemi marini. Un capitolo particolarmente importante è rappresentato dalla sostenibilità sociale ed economica con cui il Parlamento vuole dare un pieno sostegno alla diversificazione delle attività integrative: dal turismo collegato alla pesca all’acquacoltura. Inoltre, si punta a coinvolgere pescatori e associazioni di categoria in un processo di regionalizzazione che porterà alla creazione di nuovi consigli consultivi regionali a partire da quello sull’acquacoltura. Con questo voto la maggioranza dei parlamentari europei hanno voluto reagire ai dati sempre più preoccupanti sulla povertà delle risorse ittiche: ossia che oltre l’85% degli stock mondiali sono stati utilizzati al limite delle loro soglie biologiche. I dati della Commissione europea poi, suggeriscono che più dell’80% degli stock ittici del Mediterraneo e il 47% di quelli dell’Atlantico sono soggetti a pesca intensiva. Nell’industria di trasformazione ittica poi, l’occupazione è scesa del 6,5% e il settore dipende fortemente dalla importazioni. Il Parlamento ha dato risposte chiare per affrontare il problema. Ora il dossier passa al Consiglio Ue e sarà battaglia. (di Patrizia Lenzarini – ANSA)

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