Pesca veneta, ancora crisi

Catture della pesca in calo del 12% e bilancia commerciale in negativo ( – 198,7 milioni di euro), il settore ittico veneto, versa anche per il 2010 in stato di crisi. E’ quanto emerge dalle analisi degli esperti di Veneto Agricoltura riguardanti la pesca marittima e lagunare nel 2010. Diverse le determinanti del mal andamento del settore. Prime fra tutte la scarsità di risorsa affiancata allo sfavorevole andamento climatico, che fino a metà dicembre ha fatto registrare trenta giornate lavorative in meno. A queste va poi aggiunta una serie di regolamentazioni entrate in vigore a giugno 2010 che prevedono il divieto di pesca a strascico entro le tre miglia dalla costa e il divieto di utilizzo di reti a maglia inferiore a quella regolamentare. Un duro colpo per tutto il comparto del piccolo strascico e della pesca artigianale che caratterizza il Veneto e il Nord Adriatico, che ha causato una contrazione del 10% dei quantitativi sbarcati dalla flotta peschereccia veneta. Continua a preoccupare anche il comparto delle vongole di mare, gravemente compromesso, cui si stanno cercando piani risolutivi di gestione innovativi e concertati.
Il transito di prodotto nei sei mercati ittici regionali si è attestato a 31.801 tonnellate, -6,7% rispetto al 2009. La maggiore perdita la detengono i mercati di Caorle ( – 41,7%) e Pila Porto Tolle ( – 33,6%), va bene invece Chioggia con una significativo aumento del + 8,4%. Dati positivi anche per l’allevamento di molluschi, dove la mitilicoltura traina il comparto con un incremento di quasi il 30%, mentre le vongole filippine sono in aumento del 10%. Costante il trend in diminuzione della flotta marittima veneta ( -15 unità per un totale di 715 imbarcazioni) che nonostante ciò segna un rialzo della Gross Tonage (stazza lorda) del 2,8% evidenziando un incremento dello sforzo di pesca.

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