Pesce: in estate ripartono i consumi. Ma occhio alle truffe


E’ in questo periodo che per il 16% delle famiglie italiane si risveglia la voglia di portare il pesce in tavola 2/3 volte alla settimana, spendendo circa 70 euro al mese. A fare analisi e previsione dei consumi ittici è la Lega pesca che si augura un’inversione di rotta dopo i primi mesi di un anno non certo brillante. Secondo una ricerca Swg, spiega l’associazione, fino a maggio le vendite sono calate del 9% in termini di quantità e -2,5% in termini di fatturato, con un aumento dei prezzi soprattutto per salmone, seppie, polipi e gamberi, dovuto anche per le ripercussioni del terremoto in Giappone e per la crisi ambientale nel Golfo del Messico; hanno tenuto invece i prezzi dei prodotti meno costosi, come cozze, alici e sarde. Il recupero dei consumi estivi, secondo Lega pesca, è previsto soprattutto nel Sud e al Centro, zone dove i cali sono stati più consistenti, rispettivamente -12,1% e 2,7% per il fresco. Secondo la ricerca, gli acquisti del 57% delle famiglie si concentrano nella fascia di prezzo da 5 a 15 euro/kg, il 28% da 16 a 32 euro/kg, il 10% da 31 a 50 euro/kg e solamente il 5% per oltre 50 euro/kg. Vince, con il 55% delle preferenze, il pesce fresco, seguito dal prodotto surgelato (29%) e dall’inscatolato (16%). Nella top-ten svettano i pesci di mare (orata, tonno, alici e merluzzo), seguiti da molluschi e frutti di mare (calamari, vongole e cozze), crostacei (gamberi e gamberoni) e di acqua dolce. Entrando nel dettaglio, il 50% delle famiglie acquista orate, tonno, alici, nasello, seguiti da salmone, baccalà, spigola, branzino, sogliola, sardine, sgombro, pesce spada, trota, pesce persico, triglia, cernia, rombo, scorfano, aringa, pangasio, carpa, luccio, anguilla. Per quanto riguarda il consumo di pesce fresco, una buona parte si orienta sulla scelta di pesce intero, ma salgono le quote per tranci, filetti e mix già pronti o eviscerati, puliti, tagliati; scelta, questa, conclude Lega pesca, non oculata, perché dietro i prodotti sfilettati si possono nascondere le principali frodi alimentari, con rincari del 300% per le specie qualitativamente inferiori spacciate per prodotto più pregiato. Pesce-truffa per eccellenza è il pangasio vietnamita, spacciato per sogliola o merluzzo. (ANSA).

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