Pesce una passione estiva, consumi in tavola +20%

pesce a tavolaArriva l’estate e, come ogni anno, aumenta la voglia degli italiani a casa e al ristoranti di mangiare pesci, crostacei e frutti di mare. Una passione dal tipico andamento stagionale, sottolinea la Federcoopesca-Confcooperative, che per quest’anno stima un aumento dei consumi fino al 20% rispetto al periodo invernale. Una buona prospettiva per i pescatori, anche se la ‘licenza a punti’ istituita dall’Ue per combattere le attività illegali, mette a rischio gli aiuti comunitari per l’imminente avvio del fermo pesca 2015; il provvedimento, che nasce per garantire il ripopolamento dei pesci nei mari, infatti, partirà il 26 luglio nella zona costiera da Trieste a Rimini per poi concludersi il 18 ottobre nel tratto da Brindisi ad Imperia. Ma il pesce in Italia non mancherà anche perchè oltre il 60% del prodotto che arriva sulle tavole viene importato dall’estero, tra l’altro con un trend in costante crescita; basti pensare che nei primi due mesi del 2015 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, gli arrivi di pesce oltreconfine sono aumentati del 14,17% per un totale di 345 milioni di euro spesi e circa 68 mila tonnellate di prodotti ittici. Prodotti ittici di tutte le specie che arrivano da lontano da consumare in tutta sicurezza, grazie all’efficace della rete di controlli italiani, che vede in prima linea il medico veterinario di confine; operando in porti e aeroporti, questa figura vigila sulla qualità e sul rispetto delle norme comunitarie degli alimenti in entrata, garantendo l’immissione nei nostri mercati di prodotti sicuri a totale garanzia del consumatore; due gli enti di controllo, uno deputato agli scambi in Europa l’Uvac (Uffici Veterinari per gli Adempimenti Comunitari), altro a quelli extra Ue i Pif (Posti d’Ispezione Frontaliera). Tanti i controlli eseguiti sui prodotti ittici in entrata, primi tra tutti sugli astici vivi americani, visto che ogni anno ne vengono immesse in Ue circa 10 mila tonnellate dal mare del Maine, spesso scambiati per aragoste esposti nelle vasche dei supermercati o sui banchi dei ristoranti; ma anche sui pesci dell’Atlantico come dentici e scorfani e sul tonno in scatola o a fette, spesso lavorato, provenienti da paesi lontani come Indonesia e Maldive. Secondo un sondaggio dell’Ismea due sono i fattori determinati per conquistare il cliente davanti al banco di vendita del pesce fresco: sapere da dove viene e il prezzo e la loro assenza. (ANSA)

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