Pesche E-R: le proposte delle cooperative contro la crisi


E’ pronto alla mobilitazione il mondo delle cooperative agricole e agroalimentari dell’Emilia-Romagna, per tutelare i produttori ortofrutticoli. Lo ha garantito il presidente di Confcooperative regionale Romagna, Maurizio Gardini, in una conferenza stampa congiunta con le altre due centrali cooperative, Legacoop e Agci. “Nel settore delle pesche – ha detto Gardini – ci sono numeri pesantissimi: il prezzo di 20 centesimi al chilogrammo pagato ai produttori è il 50% dei costi di produzione. Noi ci facciamo perciò interpreti della rabbia dei nostri associati e dato che abbiamo già avanzato tante proposte restate inascoltate, siamo intenzionati al alzare il livello della protesta”. Nel mirino delle cooperative c’é la “latitanza del Ministero delle Politiche agricole e del Governo, che non sono riusciti a sostenere la frutticoltura italiana a livello di Unione europea”. “Avevamo chiesto di inserire le pesche nel provvedimento dell’Escherichia Coli – ha detto Gardini – ma non è stato fatto, con la conseguenza che dei 210 milioni stanziati dall’Europa, solo l’1% interesserà l’Italia che pure produce il 30% dell’ortofrutta comunitaria. Il nostro Paese deve essere più incisivi a Bruxelles affinché vengano messi in campo nella futura Politica agricola strumenti e risorse adeguate per la gestione delle crisi”. Gardini è stato critico anche verso la Grande distribuzione che non ha voluto sottoscrivere l’accordo interprofessionale nazionale e che “scarica – ha detto – sui produttori le sue politiche commerciali grazie allo strapotere che ha nella gestione dei rapporti contrattuali”. Ringraziando le organizzazioni professionali agricole, Confagricoltura, Copagri e Cia, Gardini ha affermato che nei prossimi giorni verrà concertato il programma delle manifestazioni. Concorde con la cooperazione sulla assenza del Governo è stato l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, che ha sostenuto la necessità di un intervento per ritirare le pesche dal mercato da destinare agli indigenti e alla produzione di bioenergie. “Attualmente – ha ricordato Rabboni – vengono ritirati ogni settimana tra gli otto e i diecimila quintali di prodotto. Un quantitativo che si potrebbe incrementare utilizzando i fondi non spesi dell’Escherichia Coli, se ci fosse un intervento del ministro”. Sempre un intervento ministeriale – secondo l’assessore – potrebbe contribuire a rendere più disponibile la Gdo alla firma dell’accordo interprofessionale nazionale. (ANSA).

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