Piccoli di bufali fatti morire di fame. Sequestrate due aziende nel casertano

bufaleVenivano strappati alle madri e lasciati morire di fame, tutti insieme nella stalla, perché i cuccioli maschi di bufala non producono latte, sono improduttivi, e, quindi, un peso per gli allevatori. Si sono trovati davanti uno scenario terrificante i 25 militari del Nucleo di Polizia ambientale della capitaneria di Porto di Napoli e degli uffici locali marittimi di Castel Volturno e Mondragone (Caserta), che, insieme ai veterinari dell’Asl e ai tecnici dell’Arpac, hanno fatto irruzione in due aziende zootecniche, “La Vecchia Masseria” e la “Mariarosa”. Il blitz è stato disposto sulla scorta di precedenti operazioni durante le quali fu accertate che che i bufalotti (così vengono chiamati dagli allevatori, ndr) venivano soppressi appena nati. Questa volta, invece, è stato appurato che non si prendevano neppure il disturbo di ucciderli ma venivano lasciati senza cibo e acqua fino al sopraggiungere della morte. Poi venivano sistemati in vere e proprie fosse comuni. In entrambe le aziende zootecniche è stato riscontrato l’illecito smaltimenti dei reflui derivanti dall’attività di allevamento, soprattutto degli escrementi dei bufali, che finivano naturalmente, grazie all’inclinazione dell’area, in un vicino corso d’acqua superficiale collegato alla rete di canali presenti in zona e quindi nel Lago Patria (al confine tra le province di Caserta e Napoli, ndr), concludendo il loro percorso in mare. Ma le maggiori criticità sono emerse nell’azienda “Mariarosa”, una delle più grandi del Casertano. Lì sono stati trovati i piccoli, quasi tutti morti: solo uno ancora respirava. E’ stato immediatamente allattato e ricoverato. In altre aree dell’azienda c’erano vere e proprie fosse comuni di bufali morti e non smaltiti regolarmente, a causa degli alti costi necessari. “C’é il forte sospetto che qualche capo deceduto fosse affetto da brucellosi”, ha detto durante una conferenza stampa il procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere Raffaella Capasso. Disposti immediati accertamenti dell’Arpac per verificare se il sotterramento di animali, eventualmente infetti, con la conseguente produzione di liquami organici, possa provocare danni alla vegetazione e di conseguenza agli animali che vengono fatti pascolare nei terreni adiacenti. Altro rischio è che i liquami possano essere penetrati nel terreno finendo nelle falde acquifere. Nell’azienda è stata poi accertata la presenza di un unico pozzo, non autorizzato, per l’approvvigionamento idrico degli animali; gli escrementi, è emerso, fuoriuscivano poi dalle stalle attraverso dei fori appositamente praticati. (ANSA)

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