Pietro Zangheri e la natura di Romagna di 50 anni fa

Domani primo giugno all’agriturismo il “Poderone” di Campigna, sul crinale, una serata divulgativa dedicata al lascito del grande naturalista Pietro Zangheri, uno dei “padri” del Parco nazionale. Continua nell’area protetta la “Settimana dei parchi” Nel corso dell’iniziativa in programma al Poderone di Campigna verranno mostrate le più belle immagini dell’Archivio fotografico di Pietro Zangheri, un fondo di circa 1500 scatti, molti dei quali stereoscopici, che raccontano con riproduzioni straordinarie la Romagna della prima metà del secolo scorso.
Zangheri era nato a Forlì nel 1889. Le immagini più antiche – conservate presso gli archivi del Parco – risalgono alla sua adolescenza. Le prime osservazioni botaniche nei dintorni della sua città risalgono all’infanzia e l’interesse per le scienze naturali non lo abbandonerà più per il resto della vita. Le lastre, in buono stato di conservazione, costituiscono una documentazione essenziale degli ambienti naturali della “regione” Romagna in quegli anni. Il naturalista si dedicherà in seguito alla fotografia stereoscopica alla ricerca di una riproduzione il più fedele possibile dell’ambiente naturale.
Grazie ad un particolare tipo di macchina fotografica per ogni oggetto realizzava una coppia di fotogrammi positivi che, se osservata con un apposito strumento (lo stereoscopio), riproduceva l’immagine tridimensionale. Tra gli anni Trenta e Quaranta Zangheri realizza più di mille scatti di questo tipo e ne pubblica alcuni all’interno dei volumi di “Romagna fitogeografica”. Le stampe, a due colori sfalsati, dovevano essere osservati con appositi occhiali colorati allegati alle pubblicazioni.
Il sistema, troppo complesso, viene però abbandonato prima della guerra. Nel frattempo anche il figlio maggiore Vilfredo si appassiona di fotografia e comincia a collaborare con il padre, creando tra gli anni Quaranta e Sessanta, un proprio archivio. L’analisi delle foto di Zangheri ci consente oggi di ricavare testimonianze su elementi paesaggistici, eventi naturali ed aspetti storico-culturali della Romagna di inizio secolo e di comprendere con facilità come il territorio romagnolo – dalle pinete litoranee fino al crinale appenninico – sia cambiato nel corso di quasi un secolo di storia.Nevio Agostini, Massimo Milandri e Davide Alberti – tre generazioni di naturalisti a confronto – racconteranno l’archivio fotografico (donato dagli eredi alla Provincia di Forlì-Cesena ed al Parco nazionale) e parleranno dell’attività di valorizzazione e conservazione delle lastre fotografiche.

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