Pioggia di critiche sull’Imu agricola

Non piace l’emendamento che rende l’Imu più leggera per le imprese agricole. Dalle organizzazioni di settore arriva una valanga di critiche che compatta Coldiretti, Cia, Copagri e la stessa Confagricoltura il cui presidente, Mario Guidi, dice: “é un segnale di attenzione ma non basta”. La modifica proposta dalla maggioranza e che dovrebbe andare in votazione questa settimana, “non è ottimale ma va nella direzione giusta” replica il ministro delle Politiche agricole Mario Catania, e dal Forum di Confagri a Taormina aggiunge: “capisco l’insoddisfazione delle associazioni ma il testo è il risultato di un compromesso con il ministero dell’Economia molto complesso. Ma io – aggiunge Catania – sono soddisfatto. Avevamo detto che saremmo intervenuti e lo abbiamo fatto. E non è detto che il testo non possa essere migliorato nei vari passaggi”. “Un intervento che non deve sembrare dilatorio – osserva il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera intervenuto al Forum – occorre infatti prima completare la revisione del catasto agricolo”. Molto meno soddisfatte le organizzazioni agricole. “Giudizio sospeso” per la Coldiretti, anche se il presidente Marini ricorda che era prevista “la reintroduzione delle franchigie”. Dura la Cia: “le proposte non rispondono per nulla alle attese e non sono coerenti con gli impegni assunti dall’esecutivo al tavolo di confronto con le organizzazioni”, e promette mobilitazioni di piazza. Una beffa, per la Confeuro, mentre per Guidi per migliorare la tassa stimata in almeno 1,3 miliardi di oneri in più per le imprese, “c’é ancora molto da fare, manca la garanzia di un gettito agricolo certo e definitivo”. Da Passera giunge però una dichiarazione di attenzione del governo per un settore che “rappresenta un pezzo importante del Pil. Non sono molte le filiere che si portano dietro il 10% del prodotto interno lordo, oltre al marchio di immagine del marchio Italia”. Il ministro sottolinea l’importanza dell’agribusiness che “ha molte caratteristiche importanti e rappresenta un valore aggiunto dell’immagine italiana in giro per il mondo”. Al Forum della Confagricoltura, il ministro illustra gli interventi che interessano il settore fortemente vocato all’internazionalizzazione (tanto da aver segnato nel 2011 un +12% di export sul 2010), come la rimessa in moto di uno strumento come l’Ice che si voleva dismettere e sul quale invece “concentrare tutto ciò che è promozione dell’attività fuori dall’Italia”. Accanto però alla messa in ordine di tutta una “congerie disordinata” di enti, strutture, organismi che spesso si sovrappongono. Insomma, promette il ministro, bisogna avere un “motore più asciutto, ma concentrato in ciò nei suoi compiti. “Altro motore che stiamo affinando sono i servizi finanziari come Sace, Simest, Cdp, il capitolo internazionale è importantissimo”. Insomma, il settore ha due ministeri amici e tutta l’attenzione di un governo che ne capisce il ruolo strategico. Una tirata d’orecchi agli agricoltori del Mezzogiorno arriva però da Catania: “bravissimi a produrre ma poco capaci di aggregarsi e di presentarsi in rete sui mercati”. (dall’inviata Paola Barbetti –
ANSA)

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