Pizza e falconeria candidate a Patrimonio Umanità Unesco

pizza1La pizza napoletana è la candidata italiana per l’ingresso alla Lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco, mentre la falconeria va a Parigi come candidata transnazionale. Nell’anno di Expo, la Commissione Italiana per l’Unesco, ha così scelto l'”L’Arte dei Pizzaiuoli Napoletani”, simbolo del made in Italy nel mondo.

Il via libera è il primo passo per arrivare all’inclusione definitiva nella lista, secondo un iter negoziale che si aprirà il prossimo primo aprile e arriverà al traguardo solo a novembre 2016.
163 gli Stati che partecipano al negoziato e che dovranno raggiungere la decisione definitiva sull’inclusione o meno nella Lista.

L’Italia già vanta sei elementi iscritti nella Lista del Patrimonio immateriale Unesco, due dei quali, la dieta mediterranea e la pratica agricola della vite ad alberello di Pantelleria (freschissima di designazione, avvenuta il 26 novembre scorso) di ambito agroalimentare.
La Dieta Mediterranea, per la quale il via libera è giunto il 16 novembre 2011, è stata la prima pratica alimentare tradizionale al mondo ad essere iscritta nella prestigiosa Lista. Mentre la pratica agricola della vite ad alberello di Pantelleria può vantarsi di essere stata la prima pratica agricola a fare il suo ingresso nell’elenco.
Tra le specialità italiane ammesse nella Lista Unesco ci sono poi il canto dei tenori sardi, il teatro dei pupi siciliani, la liuteria di Cremona e le feste religiose macchina a spalla.
A sostenere la candidatura, 300.000 firme raccolte in tutta Italia, grazie anche a Coldiretti e all’associazione Univerde presieduta dall’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio. Una candidatura forte, dietro cui ci sono oltre un secolo di tradizione. “molti credono che fare la pizza sia una cosa facile e invece per farla a regola d’arte ci vogliono anni di lavoro” spiega Eduardo Pagnani, titolare della storica Pizzeria Brandi di Napoli si dice sia nata la pizza margherita. Era il giugno 1889 e il cuoco Raffaele Esposito fu convocato al Palazzo di Capodimonte, residenza estiva della famiglia reale, per preparare a Sua Maestà la Regina Margherita di Savoia le sue famose pizze. Per onorare la sovrana, Esposito creò la pizza Margherita, dove i condimenti, pomodoro, mozzarella e basilico, rappresentavano la bandiera italiana.

Un’arte che merita indubbiamente il riconoscimento come matrimonio immateriale dell’umanità, ma che muove anche un florido giro d’affari: 9 miliardi di euro secondo Fipe Confcommercio
Sono infatti 25mila le pizzerie con servizio al tavolo ed altrettante le take away, garantendo un’occupazione di 240 mila unità.
“La decisione della Commissione Nazionale Unesco ci riempie di gioia – ha dichiarato a caldo il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina – soprattutto perché arriva a pochi giorni dall’inaugurazione dell’Expo, dedicato ai temi della nutrizione. Una decisione rilevante – sottolinea ancora Martina – anche per contrastare quei fenomeni di imitazione di questa antica arte italiana e rilanciare le tecniche tradizionali di produzione, tramandate di generazione in generazione”.
Alla candidata italiana dell’arte della pizza si affianca anche la falconeria che va a Parigi come candidata transnazionale. La candidatura non trova però d’accordo la Lipu infatti ha chiesto ”al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che l’ha presentata, di ritirarla, perché anacronistica e diseducativa”.

La falconeria è una pratica che utilizza falchi o altri uccelli rapaci per la caccia, e i cui primi riferimenti si trovano già nell’Epopea di Gilgamesh, 4500 anni fa. Diffusa in Europa ai tempi dell’antica Roma, negli ultimi decenni questa attività si sta sviluppando soprattutto in Europa occidentale e in Nord America. In Italia l’attività venatoria con il falco è regolamentata, tanto che il falco è inserito tra i mezzi di caccia consentiti; mentre il volo libero segue le norme delle varie regioni (e in molte di esse serve una licenza).

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