Polemiche sul pomodoro cinese in Italia

”Chiariamo una cosa, in Italia non esiste il pomodoro cinese, viene solo lavorato il concentrato di pomodoro cinese che viene esportato totalmente in Africa e in Medio Oriente”. Quindi, ”l’accusa che viene fatta alle imprese di trasformazione di ‘affamare’ i produttori pretendendo, grazie alla concorrenza del prodotto cinese, di ritirare il loro prodotto a prezzi più bassi di quanto concordato e’ assolutamente pretestuosa”. Così come ”non siamo noi i responsabili dell’incremento dei prezzi nei supermercati. Anzi, negli ultimi 2-3 anni i prezzi di tutti i nostri prodotti sono scesi in media del 10-15%. Se ci sono degli aumenti bisogna cercarli in altre voci della filiera”. Dopo le polemiche di questi giorni, Annibale Pancrazio presidente dell’Anicav, l’associazione che riunisce le imprese di trasformazione di pomodoro in Italia, ci tiene a chiarire con l’Ansa alcuni punti. Prima precisazione: ”Nei nostri supermercati ci sono solo prodotti fatti con pomodoro fresco che non può che essere italiano e viene trasformato direttamente nei luoghi di produzione”. Riguardo ai prezzi al consumo ”non solo negli ultimi anni non li abbiamo aumentati, ma anzi abbiamo avuto un effetto calmieratore sul mercato, nonostante nella catena del valore l’industria e l’agricoltura stiano sempre piu’ perdendo quote a favore di altre voci, come la pubblicita’, i trasporti, la distribuzione ecc.”. La verita’, secondo Pancrazio, ”e’ che quest’anno gli agricoltori hanno messo a dimora molto piu’ pomodoro dello scorso anno e di quanto programmato e pensano che tutto debba essere ritirato. Ma noi – precisa il presidente dell’Anicav, che e’ anche vicepresidente di Federalimentare con delega per l’internazionalizzazione – possiamo ritirare solo quello contrattato”. E sempre al contratto, gli industriali del pomodoro si attengono, precisa Pancrazio, quando effettuano delle riduzioni sul prezzo stabilito a inizio campagna. ”Noi applichiamo i contratti e c’e’ scritto che possiamo incrementare o diminuire il prezzo del 30%. Quindi, una quantita’ che e’ stata contrattata, per esempio, a 70 centesimi, puo’ essere pagata anche a 50. L’anno scorso e due anni fa abbiamo pagato il 30% in piu’ e abbiamo dato ai produttori fino a 110 centesimi. Quest’anno stiamo ritirando, come da contratto, dall’80% al 90% delle quantita’ contrattate”. Tutto dipende dall’offerta di prodotto. ”L’anno scorso – spiega Pancrazio – la quantita’ di pomodoro e’ stata spalmata per due-tre mesi e gli agricoltori sono riusciti a consegnare tutte le quantita’. Quest’anno, invece, il clima estivo favorevole ha determinato un raccolto molto abbondante e concentrato in poche settimane”. Il presidente dell’Anicav si dice invece ”totalmente favorevole” ad una legge sull’etichetta, perche’ in Europa ”l’Italia ha la leadership assoluta della produzione di pomodoro”, a patto pero’ che sia ”una legge europea e non solo italiana, altrimenti c’e’ il rischio di creare concorrenza sleale tra due Paesi della stessa nazione economica che e’ l’Europa”.

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