Pomodoro da industria: Coldiretti, senza accordo a rischio produzione e posti di lavoro

Pomodoro industriaNon si farà nessun accordo per la trasformazione del pomodoro nel Nord Italia senza trasparenza e senso di responsabilità. Lo afferma il presidente regionale e vice-presidente nazionale di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello, in risposta alla nota divulgata nei giorni scorsi da Aiipa e Confapi in rappresentanza delle industrie private del pomodoro del Nord Italia.
“Gli industriali – afferma Tonello – dovrebbero guardare con più sincerità al loro interno prima di affermare che lo scorso anno la parte industriale ha onorato il pagamento di tutto il pomodoro ritirato. E, sempre gli industriali dovrebbero manifestare una maggiore correttezza quando affermano che la vicenda del Copador incide in maniera illegittima sul contratto, quando vicende analoghe come quella di Emiliana Conserve non li ha visti sulla stessa posizione. Sulla vicenda Copador di illegittimo c’è solo la posizione industriale, in quanto dovranno essere i soci del consorzio a decidere il futuro della cooperativa”.
Per Tonello tutta la situazione del contratto pomodoro 2013 evidenzia ancor più chiaramente la necessità di cambiare il modo di fare la contrattazione. “Il vecchio sistema che vede le controparti riunirsi puntualmente in ritardo rispetto ai termini ultimi per il trapianto del pomodoro non è più ammissibile. – afferma Tonello – E’ troppo facile per gli industriali aspettare che gli agricoltori, con senso di responsabilità, comincino il trapianto per poi tentare di chiudere il contratto al di sotto dei costi di produzione. Si tratta di costo che l’industria ben conosce, ma che vuole ignorare pretendendo di fatto che l’azienda agricola lavori in rimessa. Di fronte a questa situazione l’affermazione dell’industria di voler “imprimere certezze e programmazione al settore” ha il sapore di una sonora presa in giro. Quale programmazione si potrà mai fare a marzo quando il prodotto è già avanti nelle serre e il terreni già preparati? Le proposte economiche che abbiamo visto finora sono tutt’altro che corrette e in buona fede. Forse ci si è troppo abituati a vedere comunque seminare pomodoro. Ma le cose stanno cambiando: gli agricoltori non sono più disponibili a credere a tutto e, per fortuna, esistono anche alternative dicoltivazioni, come dimostra il fatto che in 10 anni la superficie investita a pomodoro è diminuita di quasi 10 mila ettari.”
“Come sempre – conclude Tonello – con senso di responsabilità siamo pronti a verificare se, in tempi realmente strettissimi, la parte industriale è disponibile a chiudere un accordo che almeno copra i costi di produzione e lavorare insieme per valorizzare meglio questa nostra meravigliosa produzione e i suoi preziosi trasformati, senza giocare al continuo ribasso dei prezzi pagati agli agricoltori che, peraltro, non si riversano mai sui prezzi al consumo. Continuare a pagare sottocosto finirà con l’uccidere sia le imprese agricole sia l’industria in una folle corsa verso l’azzeramento di un settore che ci vedi primi in Europa. Nella nostra regione e in quelle limitrofe il pomodoro è una ricchezza economica e sociale che dà occupazione a decine di migliaia di persone e continuare a mettere in difficoltà le aziende agricole non creeràposti di lavoro, non farà crescere l’indotto e non procurerà prospettive di sviluppo. Il made in Italy ci può aiutare molto se si ha il coraggio di cambiare veramente pagina. Noi ci siamo senza false demagogie e spero che questa brutta pagina si chiuda immediatamente dicendoci che forse abbiamo entrambi sbagliato e che ci si possa trovare al tavolo dell’ accordo per concludere un buon contratto lasciando che per Copador siano i soci e gli agricoltori a decidere le scelte che riterranno migliori”.
“L’esigenza di una chiusura dell’accordo è certamente molto sentita anche nel ferrarese, uno dei bacini di produzione del pomodoro al nord Italia più interessanti, ma ovviamente non ha senso contrattare prezzi al di sotto dei costi di produzione ed a malincuore le aziende agricole dovranno trovare colture alternative che non mettano a repentaglio la redditività aziendale come succederebbe nel caso di un cattivo accordo per il pomodoro”. Sergio Gulinelli, presidente di Coldiretti Ferrara evidenzia la situazione nella nostra provincia, dove vi è attesa da parte delle aziende per capire se investire a pomodoro o fare altre scelte , ormai improcastinabili, visto l’avanzare della stagione.
“In molte aree della nostra provincia la coltura del pomodoro – chiude Gulinelli – ha significato imprimere una svolta positiva negli anni scorsi, ma ultimamente abbiamo lavorato in rimessa. Una situazione chiaramente non sostenibile, per la quale ci attendiamo ben altro atteggiamento da parte industriale e da parte di talune O.P., altrimenti ci troveremo a constatare l’ulteriore impoverimento dell’economia provinciale ed un particolare di un settore che solo 5 o 6 anni fa veniva indicato come “oro rosso”. Riteniamo urgente dunque che il tavolo decida in fretta: o accordo dignitoso o nessun accordo e quindi possibilità per le aziende agricole di investimenti alternativi per la prossima campagna”.

2 Commenti in “Pomodoro da industria: Coldiretti, senza accordo a rischio produzione e posti di lavoro”

  • francesco scritto il 18 marzo 2013 pmlunedìMondayEurope/Rome 18:58

    sono il direttore commerciale di una coop agr. pomodoricola campana, io sono convinto che oggi non sia così necessario forzare gli industriali verso un accordo,ma è sicuramente necessario spingere la parte agricola verso una riduzione di investimenti in pomodoro per almeno -30% rispetto allo scorso anno . In questa direzione la parte agricola potrà , anche a fine giugno, vendere il proprio pomodoro fissando anche unilateralmente le regole ed i prezzi del proprio pomodoro e trovare una controparte industriale preparata per la valorizzazione del pomodoro potendo, senza avere rischi di super produzioni, vendere il prodotto finito a prezzi più sostenuti.

  • Tomatogrower scritto il 19 marzo 2013 pmmartedìTuesdayEurope/Rome 13:07

    Rispondendo a Francesco…
    Una ricetta di libero mercato, in cui ci si invita la parte agricola a produrre meno nella speranza di un prezzo remunerativo. La logica è ineccepibile, ma l’applicazione è tutt’altro che banale ove si consideri quanto l’universo pomodoro  sia ampio, multiforme e popolato di soggetti i cui interessi sono contrastanti nonostante siano schierati dalla stessa parte della barricata. Un preciso dosaggio dell’offerta rappresenta sicuramente la chiave di volta per un’adeguata valorizzazione del prodotto, ma la gestione dello stesso deve essere sapientemente architettata nei modi e nei tempi giusti, affinché possa costituire elemento significativo e discriminante al tavolo della trattativa. Un’azione prodotta ora con la parte agricola totalmente all’oscuro di quel che serve e a chi serve può partorire solo casualmente un effetto positivo, e probabilmente legato ad elementi contingenti particolarmente favorevoli; quel che invece serve è una strategia contrattuale ben precisa il cui primo caposaldo dev’essere la definizione del prezzo a bocce ancora ferme, quando cioè non si è ancora messo in moto il meccanismo della pianificazione colturale…cosa che oggi 19 marzo è ampiamente avvenuta.
    A questo punto consiglio agli addetti ai lavori di parte agricola di operare intelligentemente per la campagna 2014, prendendo atto che le sorti della 2013 sono state stata ancora una volta  consegnate alla roulette del meteo e delle varie contingenze…e comunque, per bene che vada, saranno fallimentari.

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