Pomodoro da industria: Galan chiederà ai 27 l’etichetta d’origine

Il ministro per le politiche agricole e alimentari Giancarlo Galan portera’ all’attenzione del Consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’Ue, lunedi’ a Bruxelles, la situazione critica in cui si trova il pomodoro da industria in Italia e in Europa, anche a causa delle importazioni di concentrato dalla Cina. L’Italia chiede quindi alla Commissione europea – si legge nella domanda – ”di adottare norme di commercializzazione per i prodotti ortofrutticoli trasformati, che possono riguardare anche l’etichetta d’origine”. Al riguardo, Roma mette in guardia: ”L’assenza di un regolamento Ue sull’origine della materia prima non solo arreca un grave pregiudizio agli agricoltori europei, ma danneggia anche i consumatori che non sono messi in condizione di effettuare scelte consapevoli in riferimento alla provenienza del prodotto acquistato”. La normativa Ue e’ carente ma c’e’ una via d’uscita dice Roma: dare attuazione all’articolo 113 del regolamento 1234 del 2007 che consente di adottare norme di commercializzazione per gli ortofrutticoli trasformati che possono riguardare anche l’etichettatura d’origine. Nella sua domanda per ottenere l’etichetta d’origine per il pomodoro da industria, l’Italia sottolinea che la filiera comunitaria detiene la leadership mondiale, ed e’ apprezzata su tutti i mercati per la eccellente qualita’ delle produzioni. Tuttavia chiarisce, la fase attuale appare densa di incognite e preoccupazioni. In primo luogo, ”gli eccessivi volumi di produzione registrati per il secondo anno consecutivo hanno appesantito il mercato, incidendo negativamente sulla remunerazione dei produttori agricoli e rappresentano una ipoteca per il futuro”. In questo contesto – commenta l’Italia – ”le importazioni di prodotto concentrato dai paesi terzi, ed in particolare dalla Cina rendono ancor piu’ critica la situazione in quanto gli operatori europei utilizzano il concentrato proveniente dalla Cina, modesto qualitativamente ma assai competitivo nel prezzo, senza indicare sulle confezioni l’origine della materia prima”. L’Italia punta quindi il dito sulle carenze delle norma Ue che ”non obbliga gli operatori ad indicare l’origine della materia prima nelle confezioni dei trasformati di pomodoro”. Le conseguenze, dice: limitato utilizzo del pomodoro comunitario per concentrato; maggiori difficolta’ di collocamento; perdita di uno sbocco che si ripercuote negativamente sui prezzi”. L’auspicio e’ ora che la Commissione europea intervenga con nuove proposte senza attendere la riforma della politica della qualita’ in Europa. (ANSA).

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