Pomodoro da industria: investimenti in crescita, rese a rischio

Aumentano in Italia nel 2014 le superfici a pomodoro da industria con investimenti in crescita del 19%, ma sulle rese prevale la prudenza a causa delle intense precipitazioni e delle temperature inferiori alle medie stagionali. Lo afferma l’Ismea, che ha condotto a fine giugno un’indagine sul campo in collaborazione con Italia Ortofrutta, Unaproa e l’Alleanza delle cooperative italiane.
Secondo gli esperti, molto dipenderà dall’evoluzione meteorologica di agosto e settembre che avrà un impatto soprattutto sulle varietà medio-tardive. Al momento tuttavia, spiega l’Ismea, lo sviluppo delle piante e della bacche non appare ottimale e anche sul piano fitosanitario sono diversi i problemi segnalati dagli agricoltori.
Riguardo agli investimenti, l’Emilia Romagna si conferma la prima regione in Italia, con il 47% della superficie nazionale destinata al pomodoro da industria localizzate nei comprensori di Piacenza, Ferrara e Parma; segue la Puglia, con il 24% con una forte concentrazione degli impianti nella provincia di Foggia. Di un certo rilievo anche il peso della Lombardia, dove gli investimenti rappresentano l’11% della superficie nazionale, seguita da Campania e Toscana, ciascuna al 4% di quota, davanti al Veneto con un’incidenza del 3%.
Intanto nasce il Comitato Promotore per il riconoscimento dell’Igp (Indicazione Geografica Protetta) del Pomodoro Pelato.
Il comitato, promosso dall’Anicav (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) unitamente a circa 50 aziende di trasformazione che producono pomodoro pelato con insediamenti produttivi in Campania, Puglia, Basilicata, Molise ed Abruzzo, presenterà istanza di registrazione dell’Igp al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.
Il Vice Presidente con delega alla valorizzazione del pomodoro pelato, Lino Cutolo, è stato nominato Coordinatore Provvisorio del Comitato e sarà affiancato da Pasquale D’Acunzi, Presidente del Consorzio di tutela del pomodoro San Marzano dell’Agro Nocerino-Sarnese Dop e da Francesco Saviano, componente della Giunta Anicav e già vice presidente dell’Associazione. “L’avvio del percorso teso al riconoscimento del marchio di tutela Igp per il pomodoro pelato – sottolinea Cutolo – potrà spingere verso una crescita dei consumi e una ripresa del mercato di questa produzione di pregio che sta di anno in anno perdendo quote”.
Nel 2013 nel bacino del Centro-Sud Italia sono state prodotte più di 700.000 tonnellate di pomodori pelati, pari al 50% dei prodotti finiti ottenuti dalla trasformazione del pomodoro da industria. Più della metà della produzione di pomodoro pelato è destinata all’export. I consumi interni sono in continuo calo; nel 2013 i pomodori pelati rappresentavano solo il 16,6% delle vendite di tutti i derivati. Si assiste nel mercato interno ad un progressivo allontanamento dei consumatori dal pelato, a favore della passata ritenuta più comoda e pratica.
Se infatti fino agli anni ’80 il pomodoro pelato rappresentava più del 50% del consumo dei derivati del pomodoro, a fronte di circa il 10% della passata, oggi queste quote risultano invertite: il pelato si posiziona solo al terzo posto nelle preferenze dei consumatori con il 17% mentre la passata supera il 50%, seguita dalla polpa con il 25% delle quote di mercato in volume (dati IRI 2013). Il comitato nasce con l’obiettivo di rilanciare i consumi del pomodoro pelato intero e di valorizzarne e promuoverne le peculiarità, salvaguardando un prodotto che rappresenta da sempre il “Pomodoro conservato” e che rappresenta il grande gregario della cucina italiano nel mondo.

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