Pomodoro: i produttori di Confagri E-R contestano l’accordo


I produttori di Confagricoltura Emilia-Romagna contestano oggi, dopo Coldiretti Piacenza ieri, anche quel pezzetto di accordo sul prezzo del pomodoro raggiunto con difficoltà, solo con l’industria alimentare di Confapi e solo nel distretto emiliano, il secondo del Paese. Il primo, la Capitanata pugliese, continua a restare fuori: a Foggia la parola accordo non è nel dizionario. Problemi di sovrapproduzione, e di divisioni, nei produttori agricoli e negli industriali della trasformazione (ancora in corso la trattativa con Aiipa). Ma non solo. Ieri Coldiretti aveva definito “un prezzo falso” quegli 85 euro a tonnellata pattuiti nei giorni scorsi con le industrie Confapi: “dalle simulazioni – spiegava il presidente piacentino Luigi Bisi – si evince la possibilità di arrivare addirittura a 72 euro a tonnellata in quanto all’interno di quelle scalette si nascondono meccanismi di riduzione matematica”. Oggi il presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, Guglielmo Garagnani, dice “basta con la farsa della trattativa”, prendendo atto “con profonda insoddisfazione” degli accordi produttori-industriali di questa campagna 2012, “che vedono un netto peggioramento rispetto all’anno precedente sia del prezzo (-10%), ma anche dei parametri qualitativi e sui tempi di pagamento”. Con Confapi e Aiipa, nonostante i tavoli differenti, attacca Garagnani, “c’é un unico comune denominatore: scaricare sui produttori le inefficienze della filiera, l’aumento dei costi di produzione e la crisi”. Ma anche ora che con Coldiretti la pensano allo stesso modo (bisogna ridurre le superfici coltivate), Garagnani se la prende con le altre organizzazioni di produttori e sostiene che hanno “completamente disatteso ogni indicazione, venendo meno anche alle loro prerogative di organizzazione dell’offerta, di programmazione della produzione e di adeguamento della stessa alla domanda”. Stupisce, dice Garagnani, la firma di “accordi così penalizzanti per gli agricoltori”, che “in un sol colpo, vanificano i risultati ottenuti in anni di trattative. Se le organizzazioni di produttori non riusciranno a recuperare chiudendo dignitosamente almeno l’accordo con Aiipa, significa che non sono all’altezza del ruolo” e i soci “ne dovranno trarre le dovute conseguenze”.

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