Pomodoro: produttori del Nord chiedono regole condivise. Rabboni “al Distretto serve ruolo formale”


Una squadra unita per affrontare le sfide del mercato e le liberalizzazioni alle porte: è quella che si è formata oggi a Parma dove tutte le realta’ produttrici del nord Italia si sono compattate su linee e intendimenti comuni. L’occasione è stato il convegno “Pomodoro da industria. Le scelte per il futuro”, che si e’ tenuto alla Camera di commercio. “Quest’anno si conclude la fase transitoria prevista dall’applicazione della nuova Organizzazione comune di mercato – ha spiegato il Presidente del Distretto del Pomodoro e vice presidente della Provincia di Parma, Pier Luigi Ferrari – e dal prossimo anno gli aiuti della Pac per gli agricoltori saranno completamente disaccoppiati. Siamo insomma di fronte a una sfida decisiva, davanti alla quale e’ fondamentale che la filiera si presenti compatta”.
Tante le sfide nell’immediato futuro del pomodoro, tante le questioni aperte: non ultima certo quella dell’importazione di pomodori per la trasformazione proveniente da Paesi terzi – come ha evidenziato il ministro Giancarlo Galan, assente per impegni istituzionali, in una comunicazione letta da Ferrari ai presenti. Il dato diffuso in questi giorni parla di uno straordinario incremento di pomodori importati dalla Cina (173% in un anno): si tratterebbe di un quantitativo equivalente a circa il 10% della produzione di pomodoro fresco destinato alla trasformazione realizzata in Italia, che nel 2009 e’ stata pari a 5,73 miliardi di chili.

Al convegno è intervenuto anche l’assessore all’agricoltura della Regione Emilia-Romagna Tiberio Rabboni che ha lanciato la proposta di trasformare l’attuale Distretto del pomodoro da Industria nell’organismo interprofessionale che avrà il compito per il nord Italia di fare gli accordi annuali tra produttori e trasformatori.
L’attuale Distretto del pomodoro è l’associazione che riunisce le organizzazioni dei produttori, le imprese di trasformazione, le Province, le Camere di commercio, i centri di ricerca e le organizzazioni professionali della filiera del pomodoro nei territorio di Parma , Piacenza, Cremona, Mantova.
“Dando un ruolo formale al Distretto del pomodoro, che svolge già un ruolo importante per il settore, con diverse esperienze all’attivo, e ha già una struttura interregionale – ha spiegato Rabboni – potremmo mantenere ed anzi estendere l’attuale coesione della filiera del pomodoro, evitando i rischi di disgregazione insiti nella fine degli aiuti accoppiati e nella liberalizzazione del settore prevista dall’Europa a partire dal 2011”.
Fino ad ora infatti il cosiddetto aiuto accoppiato previsto dalla Ue imponeva nei fatti accordi tra produttori e industria. L’entrata in vigore del disaccoppiamento totale invece, se da un lato aiuterà il settore ad avvicinarsi al mercato, dall’altro rischia di smantellare quell’organizzazione di filiera che in questi anni ha consentito di regolare e programmare la produzione di pomodoro da industria sia sotto il profilo della qualità che della quantità, dando più competitività all’intero sistema. Tra i vantaggi della proposta illustrata da Rabboni, che ha ottenuto nel corso del convegno un diffuso interesse, anche il fatto che il nuovo organismo interprofessionale potrebbe diventare operativo in breve tempo, senza bisogno di una legge regionale, ma con una semplice delibera e senza creazione di nuove strutture burocratiche. “Naturalmente – ha sottolineato Rabboni – questa proposta necessita della piena condivisione da parte di tutti i soggetti interessati. Per questo avvieremo al più presto un articolato confronto con tutto la filiera del pomodoro da industria delle regioni settentrionali.”

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