Previsioni delle produzioni peschicole per il 2012

Le previsioni di produzione Europea di pesche e nettarine si presentano abbondanti anche per la prossima estate, con le inevitabili conseguenze di mercato, a meno che non intervengano robuste azioni correttive di governo dell’offerta. Terremerse è impegnata, unitamente ad altre cooperative di Romagna, ad attivare misure di prevenzione del rischio e di riduzione del danno derivante da una nuova crisi.
L’Amministratore delegato di Terremerse, Gilberto Minguzzi, fa il punto sul settore.
«La brusca frenata dello sviluppo in Europa, che crea disoccupazione e ondate di allarme sui mercati finanziari non poteva non incidere sulla domanda di beni alimentari. Sono stati penalizzati i beni non di prima necessità e, soprattutto in mercati Europei di riferimento, come l’Inghilterra e la Germania, si sono spostate ulteriori quote di mercato dal segmento della qualità verso quello della pura convenienza di costo. Il nostro export ne ha risentito pesantemente e la riduzione dei nostri spazi di mercato all’estero ha poi determinato l’inflazione dell’offerta su quelli ancora disponibili.
La dinamica domanda/offerta spinge i prezzi al ribasso, secondo un trend consolidato che ha conosciuto poche eccezioni nel decennio trascorso. A questo mercato i produttori hanno cercato di reagire cercando di ridurre i costi. L’invenzione dell’offerta in cestini nacque da questa attenzione unilaterale per i costi: con i cestini si è diffusa l’automazione di lavorazioni precedentemente fatte a mano e con essa ha preso piede l’immissione sul mercato di frutti a raccolta anticipata sui normali tempi di maturazione. Il risultato è stato uno scadimento crescente della qualità e del gusto dei prodotti al consumo, la delusione di potenziali consumatori e l’ulteriore avvitamento della dinamica domanda/offerta/prezzi.
Negli ultimi anni ha addirittura preso piede la modalità di vendita su commissione, con prezzi aperti, da definire settimanalmente a consuntivo delle vendite già effettuate. Con questa pratica di vendita, che spinge i prezzi e la qualità dei prodotti verso il basso, gli spagnoli, avvantaggiati rispetto a noi sul piano dei costi di produzione, ci hanno sottratto importanti spazi di mercato. Il risultato è stato quello di disegnare scenari di mercato meno sostenibili per tutti, spagnoli compresi.
Insomma si è messa in atto una sorta di selezione rovesciata, che fa sì che in un mercato banalizzato, sopravvivano solo i prodotti più scadenti, meno esigenti di cure agronomiche e lavorazioni. In realtà questo assestamento è illusorio, perché allontana ancora di più i consumatori e restringe ulteriormente gli spazi di mercato. A questi problemi bisogna dare risposte di programmazione. Molto si sta facendo da parte di Organizzazioni di Produttori, Governi regionali e nazionali. Sono importanti le azioni intraprese per inserire nella PAC e nell’OCM nuovi strumenti di protezione del reddito dei produttori (dalla realizzazione di strumenti più efficaci per effettuare i ritiri di mercato, alle assicurazioni sul reddito, all’attuazione di nuove forme di mutualità in caso di gravi crisi, fino alla destinazione di risorse UE di sostegno alla ricerca di nuovi sbocchi in mercati lontani), anche se queste giuste rivendicazioni impattano con la situazione assai critica della finanza europea.
Il recente pronunciamento dell’Organismo di Interprofessione che dispone la sottrazione dal mercato delle partite di prodotto più scadenti (non immettere sul mercato la seconda categoria, ammettere i calibri D solo fino al 1 giugno e il C solo fino alla cultivar Amiga per le nettarine e Summer Rich per le pesche) compie un passo decisivo nella direzione giusta. Ora il pronunciamento dell’OI dev’essere ratificato dal Governo per assumere forza di legge e disporre i necessari controlli.
Il nodo principale da sciogliere è quello del governo dell’offerta. La misura principe da mettere in campo sarebbe un programma di selezione e qualificazione dell’offerta, articolato in abbattimenti mirati delle varietà obsolete e reimpianti con varietà innovative, con quote definite per ciascun Stato membro, ad evitare che gli abbattimenti penalizzino un solo territorio.
Rispetto a questo problema l’alternativa non è fra abbattimenti si o no, ma fra abbattimenti selettivi e programmati e abbattimenti affidati alla sola spontaneità, penalizzanti soprattutto per i territori più maturi e strutturati dal punto di vista dei costi, come appunto il nostro. Se ne parla troppo poco e con troppa timidezza. L’effetto di questa reticenza è l’ingorgo di partite scadenti sul mercato, che banalizza il valore della migliore qualità.
Occorre reagire. Gran parte dell’offerta di pesche e nettarine, circa il 50%, è fatto di calibri minori, dal D di inizio raccolta, fino al C e B. Questa frutta riscuote scarso gradimento al consumo, cioè si vende solo a prezzi bassi, tanto bassi da non coprire non solo i costi di produzione in campagna, ma nemmeno quelli di lavorazione e confezionamento.
Per consentire ai produttori di riscuotere un minimo di reddito, le strutture cooperative sostengono le liquidazioni dei prodotti conferiti, compreso anche quella parte di prodotto che non avrà mai riscontro di gradimento al consumo. Il risultato è che i mercati si ingolfano di prodotto scadente, non si remunerano i produttori e si creano perdite anche per le gestioni cooperative.
Noi riteniamo invece che se sarà necessario utilizzare risorse in funzione di sostegno, bisognerà farlo solo per quei segmenti di produzione che vale la pena promuovere, perché possono incontrare il favore dei consumatori e domani potranno sostenersi sul mercato con le proprie gambe.
A riguardo delle pezzature più scarse (per le nettarine, come per le susine, i Kiwi, le albicocche, le mele e le pere, ecc.), occorre piuttosto mettere in atto azioni deterrenti, capaci di scoraggiare la produzione di frutti scadenti sulla pianta.
Tale azione va accompagnata da uno sforzo più complessivo di assistenza tecnica e di sostegno finanziario per il rinnovamento varietale e degli impianti.
La scelta della nostra cooperativa di posizionarsi sulle produzioni d’eccellenza, spingerà i soci ad adottare standard di potatura, diradamento, nutrizione e difesa, improntati al raggiungimento della miglior qualità. Questo comporterà una parziale riduzione di volumi d’offerta sul mercato, con una minore dispersione di costi su segmenti incapaci di generare valore.
Insomma si tratta di agire sia sul tasto della deterrenza verso le produzioni scadenti, sia su quello della promozione della qualità, per restituire forza all’azione di marketing delle OP, adottando una strategia che tenda a spostare la competizione verso i livelli alti di gamma, gli unici dove si può tentare di ricomporre la forbice fra bisogni di reddito dei produttori e delle loro strutture associate e bisogni del consumatore, riattivando un circolo virtuoso.
Sia chiaro: non ci illudiamo di poter dare da soli una risposta definitiva, “fatta in casa”, alla crisi della frutticoltura. Per superare quella ci vuole il concorso di strumenti pubblici di programmazione e di aiuti.
Ma con i poteri già disponibili alle OP si possono finalizzare correttamente i costi, in modo da sostenerne solo in corrispondenza di produzioni apprezzabili dal mercato, tagliando tutti quelli che ancora oggi si generano sulla scia di produzioni che non hanno alcuna prospettiva di mercato. Lo scopo di quest’azione dev’essere quello di suscitare un movimento di produttori e di opinione pubblica, che agisca sulle scelte degli operatori e indirizzi verso una corretta programmazione. La salvezza della frutticoltura romagnola non passa dalla difesa dei comportamenti del passato, ma da una robusta e determinata azione di cambiamento. Noi vogliamo fare la nostra parte».

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