Prezzi: Cia, impennata dei costi bilancia il caro-prodotti agricoli

L’aumento dei prezzi agricoli sui campi, registrato nel terzo trimestre 2012, compensa in minima parte le “cadute” degli anni precedenti e risulta marginale se si raffronta ai maggiori costi produttivi sostenuti dalle imprese, che hanno visto crescere, in termini tendenziali, la voce energia e lubrificanti (+12,6%), mangimi (+8,5%), sementi (+6,5%) e concimi (+5,6%). Un trend quindi, che conferma le difficoltà degli agricoltori, aggravati da oneri che, purtroppo, continuano a incidere sulla competitività. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alle rilevazioni rese note oggi dall’Istat. Se si fa un raffronto tra gli aumenti dei prezzi agricoli all’origine (più 9,8 per cento) e quello dei costi produttivi pagati dall’agricoltore (più 5,0 per cento), può apparire una tendenza estremamente positiva per i produttori. Così, però, non è. La Cia ricorda che agli oneri relativi ai prodotti acquistati dagli imprenditori agricoli vanno aggiunte le spese contributive e quelle relative ad una burocrazia sempre più asfissiante. Di conseguenza, i margini di guadagno si riducono sensibilmente. Inoltre, la crescita dei listini sui campi non copre totalmente i forti ribassi che negli ultimi tre anni hanno caratterizzato il mercato. D’altra parte una conferma delle difficoltà delle imprese agricole viene – afferma ancora la Cia – dal calo, per il secondo trimestre consecutivo, del valore aggiunto. Il che ha, di fatto, frenato un andamento che, in termini di Pil, vedeva proprio l’agricoltura unico settore a crescere. E ciò è determinato dal continuo aumento degli oneri produttivi, contributivi e burocratici che aggravano sempre di più i bilanci aziendali. L’elemento più preoccupante è, comunque, quello del “caro-gasolio”. Da qui la rinnovata richiesta da parte della Cia di un azzeramento delle accise non solo per le serre, ma anche per tutte le altre aziende agricole. Una misura indispensabile per una salutare riduzione degli oneri a carico delle imprese. Ovviamente, questa situazione rischia di avere effetti negativi sui redditi e di annullare il trend positivo registrato nel corso del 2011 (più 11,4 per cento rispetto al 2010), che, tuttavia, non ha colmato il pesante crollo del 30 per cento degli ultimi dieci anni. Non solo. Le ultime misure economiche, che aumentano pesantemente i costi per le imprese (vedi i contributi, i rincari del gasolio e soprattutto l’Imu sui fabbricati rurali e i terreni agricoli), rischiano di vanificare gli sforzi degli agricoltori. (ANSA)

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