Prezzi del cibo alti e volatili. L’allarme di Fao, Pam e Ifad

Restano alti i prezzi delle derrate alimentari e la loro volatilita’ probabilmente continuera’ e aumentera’ rendendo ancora piu’ poveri i cittadini dei paesi piu’ vulnerabili, con i contadini in prima fila. E’ allarme insicurezza alimentare nel rapporto ‘The State of Food Insecurity in the World 2011′ (Sofi), stilato da Fao, Pam e Ifad e diffuso oggi. “Restano i fattori che spingono la dinamica dei prezzi”, ha spiegato Kostas Stamoulis, direttore della divisione Fao economia dello sviluppo agricolo e curatore del rapporto, “cresce la popolazione mondiale e quindi la domanda di cibo, e cresce anche la domanda di energia che per un terzo e’ fornita dall’agricoltura sotto forma di biocarburanti”. Crisi come queste, sottolineano gli esperti delle tre agenzie delle Nazioni Unite, “mettono a rischio gli sforzi verso l’obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare per il 2015 il numero degli affamati. Ma anche se venisse raggiunto, nei Paesi in via di sviluppo rimarrebbero comunque circa 600 milioni di persone sottonutrite e questo non e’ accettabile”.
Il messaggio degli esperti delle tre agenzie Onu che combattono da anni contro la piaga della fame e’ chiaro: “L’intera comunita’ internazionale deve agire subito e con forza per sradicare l’insicurezza alimentare dal pianeta”.
Secondo il rapporto, “i governi devono assicurare meccanismi trasparenti che promuovano gli investimenti privati e aumentino la produttivita’ agricola”. Incalzano gli esperti: “Dobbiamo ridurre gli sprechi alimentari nei Paesi sviluppati attraverso l’istruzione e politiche ad hoc e ridurre le perdite alimentari nei Paesi in via di sviluppo attraverso la promozione di investimenti in agricoltura e una gestione piu’ sostenibile delle risorse naturali; le foreste e la pesca sono fondamentali per la sicurezza alimentare di molte societa’ vulnerabili”, gia’ schiacciate dalla crisi alimentare del 2006-2008.
Il rapporto quest’anno si focalizza sul caro-cibo e sulla volatilita’ dei prezzi delle derrate alimentari a livello globale: “La richiesta di cibo da parte dei consumatori nelle economie in rapida crescita aumentera’ – si legge nel Sofi 2011 – la popolazione in queste nazioni continua a crescere e la volatilita’ dei prezzi alimentari potrebbe aumentare nel decennio che verra’ a causa dei forti legami tra i mercati agricoli e quelli energetici, oltre che dei disastrosi effetti dei cambiamenti climatici”. In questo contesto “i piccoli agricoltori e i piu’ poveri diventano sempre piu’ vulnerabili” e nel lungo periodo si potranno avere gravi ripercussioni sullo sviluppo di interi Paesi. “Le variazioni del reddito familiare”, spiega il dossier Fao-Pam-Ifad, “incidono innanzitutto sull’assunzione di nutrienti da parte dei bambini, fondamentale nei primi 1000 giorni di vita, con impatti negativi sulla vita di intere comunita’”. I Paesi piu’ esposti a questo rischio sono quelli africani, dove “il numero di persone sottonutrite e’ aumentato dell’8 per cento tra il 2007 e il 2008, mentre e’ rimasto sostanzialmente lo stesso in Asia”. E a rimetterci sono soprattutto quelli Stati la cui sussistenza dipende dall’import delle derrate alimentari.
In questa situazione di estrema precarieta’, l’Onu richiama alle proprie responsabilita’ anche le economie forti: “Servono maggiori investimenti a lungo termine nel settore agricolo – ammonisce il dossier – privilegiando le iniziative dei piccoli contadini, che sono i principali produttori di cibo in molti parti del mondo in via di sviluppo”. Investimenti, anche dei privati, nei sistemi d’irrigazione, nella ricerca per le sementi piu’ adatte e la tutela dell’ambiente, e politiche commerciali che proteggano i prezzi interni dalle oscillazioni di quelli internazionali sono “elementi chiave”, secondo gli esperti, per scongiurare il peggio. La Fao stima che per il 2010 il numero degli affamati restera’ a quota 925 milioni. Nel periodo 2006-2008 erano 850 milioni. (AGI)

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