Protesta pesche: il Pd chiede misure al Governo, per la Lega Nord il problema è la Gdo

Il Pd, con una risoluzione del capogruppo Marco Monari e dei consiglieri romagnoli in Regione, chiede al Governo misure per il “settore peschicolo, che da anni attraversa una crisi senza precedenti” ora accentuata, ma che da 60 anni fa dell’Italia il primo Paese produttore al mondo, con decine di migliaia di occupati e un forte indotto. Con questa consapevolezza, prosegue il Pd, l’assessore regionale Tiberio Rabboni ha già scritto al Governo e alla Commissione europea, chiedendo di tamponare la crisi ma soprattutto di “intervenire sulle cause strutturali della riduzione di reddito per i peschicultori”: al Governo ha chiesto di cercare “un accordo interprofessionale, riaprendo il tavolo, tra la grande distribuzione organizzata e le imprese di produzione” e loro organizzazioni, sulla “formazione dei prezzi lungo tutta la filiera, anche accogliendo il Codice etico proposto dalle Regioni”; e che chieda alla Ue “un intervento straordinario per pesche e nettarine” adeguando i prezzi ai prpduttori a quelli adottati per il ‘batterio killer’ E.Coli. Per il Pd servono riforme: una miglior gestione dei ritiri, adeguando i massimali d’aiuto; un fondo crediti per l’insolvenza di aziende importatrici; fondi mutualistici, cofinanziati dalla Ue, nelle crisi dei prezzi; interventi per il reddito dei produttori. Anche alla Giunta regionale il Pd chiede “un tavolo di confronto di tutto il mondo agricolo con la Grande Distribuzione Organizzata”. Il capogruppo della Lega nord, Mauro Manfredini, sostiene però che “l’assessore Rabboni fa il pesce in barile”, mentre “il vero problema è la Grande Distribuzione Organizzata (Gdo), che di fatto ha monopolizzato il mercato dell’ortofrutta, pagando una miseria i contadini ed applicando prezzi alti ai consumatori. Se Rabboni ha delle rimostranze da fare, dovrebbe rivolgersi alle ‘cooperative rosse’ che ben conosce, ed in particolare al settore commerciale di Legacoop, che in Emilia-Romagna è quasi un monopolio. Per quanto ci riguarda – prosegue -, abbiamo incontrato i manifestanti della Coldiretti ed invieremo le loro istanze al Ministero dell’Agricoltura, affinché non lasci nulla di intentato per aiutare gli agricoltori emiliano-romagnoli”. Nella grande distribuzione il leghista Roberto Corradi critica poi che l’ortofrutta regionale, anche quando si tratta di ‘prodotti di stagione’, è sempre più spesso sostituita “da prodotti importati dall’estero, coltivati in Paesi (Medio-Oriente ed Asia), dove spesso si utilizzano prodotti chimici vietati in Italia. Un’etichettatura chiara e certificata è l’unica difesa per i consumatori”.
(ANSA)

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