Puglia: le proposte urgenti della Cia per una agricoltura che soffre

Si è svolta ieri a Bari la V Assemblea elettiva regionale della Cia di Puglia.. Nella sua relazione, il presidente regionale Antonio Barile ha sottolineato che “la politica e le istituzioni di governo ai vari livelli hanno cancellato dal loro vocabolario le parole concertazione e sussidiarietà e il ruolo dei corpi sociali intermedi. Il ministro Zaia in questi due anni di governo non ha mai convocato il tavolo agroalimentare, peraltro istituito per legge. Mai. In Puglia, negli ultimi dieci anni, abbiamo registrato costantemente, senza soluzione di continuità, un rifiuto ostinato ad una concertazione vera con le organizzazioni professionali agricole”.“La Cia -ha aggiunto- è impegnata con tutte le sue forze per realizzare il ‘Patto con la società’, affinché venga assegnato nuovamente dalla società un ruolo da protagonista all’agricoltura nello sviluppo economico e sociale del nostro Paese. Noi confidiamo nel riconoscimento del ruolo dell’agricoltura da parte dei cittadini nella società. Siamo fortemente convinti della necessità di promuovere un nuovo protagonismo degli agricoltori nella società. E per farlo riteniamo non più rinviabile un nuovo processo costituente dell’agricoltura. Per questo obbiettivo strategico abbiamo messo in gioco noi stessi, progettando l’autoriforma della Cia”.“Le imprese agricole -ha sostenuto Barile- hanno difficoltà ad agire in un mercato sempre più ampio e concorrenziale. È, pertanto, necessario un salto di qualità delle politiche, un progetto per lo sviluppo dell’agricoltura, per accrescere le capacità concorrenziali delle imprese agricole, per promuovere e difendere il ‘made in Italy’ agricolo e alimentare. Per questa ragione non abbiamo compreso l’assenza di misure straordinarie nella legge finanziaria 2010 approvata dalla maggioranza di governo in parlamento. Abbiamo bisogno di una nuova politica agraria figlia del coinvolgimento più largo, in primo luogo degli agricoltori. Per questo chiediamo la convocazione entro il 2010 della Conferenza nazionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, in previsione degli appuntamenti importantissimi sulla riforma della Pac e del bilancio dell’Unione europea”.“Nel 2010 l’agricoltura pugliese e del Mezzogiorno ha bisogno di certezze di fronte al processo di Barcellona, cioè l’apertura della trattativa per la costruzione dell’area di libero scambio euromediterranea. Con la Commissione agricoltura del Parlamento europeo presieduta dall’on. Paolo De Castro, con le nuove prerogative che gli assegna il Trattato di Lisbona, abbiamo per la prima volta –ha rimarcato il presidente della Cia Puglia- la possibilità di disegnare una nuova Pac più aderente alle esigenze dell’agricoltura del mezzogiorno d’Europa”. “La cancellazione inopinata dei dazi sul grano duro, anche per quello di bassa qualità, avvenuta a ottobre scorso, mentre i prezzi del grano duro nazionale calavano a picco sotto i colpi della speculazione più malvagia dei nostri molitori e pastai, è la dimostrazione -ha detto Barile- che a Bruxelles c’è un apparato politico burocratico portato alla mistificazione delle regole di mercato. Il sostegno pubblico della Pac dovrà essere destinato principalmente agli agricoltori professionali ed alle imprese agricole che operano nel mercato dei prodotti e del lavoro. La Pac dovrà sempre più sostenere l’agricoltura e definire regole chiare, valide per tutti i soggetti economici che agiscono nel mercato. Senza regole, prevale la concorrenza sleale e distruttiva. Chiediamo che essa contenga una solida rete di sicurezza per la tutela della produzione italiana e si fondi su una puntuale normativa sull’origine dei prodotti, sul contrasto alla pratiche anticoncorrenziali, a partire dalle contraffazioni e dalle imitazioni, sul rispetto universale delle norme igienico-sanitarie per i prodotti agricoli immessi nel mercato comunitario. Per questa ragione la nostra reazione è più stizzosa, quando la falsificazione dei nostri prodotti diventa sfacciata e immorale, quando i predoni dell’agricoltura pugliese non solo ci rapinano sui prezzi, ma offendono anche la nostra memoria storica, la nostra cultura, i sapori e i saperi della nostra tradizione”.“La nostra agricoltura -ha rimarcato Barile- è vittima della più grande depredazione, che ha portato, secondo l’Istat, al tracollo dei prezzi del grano duro (meno 40,3 per cento), dell’olio extravergine d’oliva (meno 20,4 per cento), degli ortaggi (meno 10,6 per cento) della frutta fresca (meno 21,7 per cento), dei vini (meno 23,6 per cento), del latte (meno 35 per cento). Mentre sugli scaffali i prodotti agroalimentari hanno segnato una crescita (più 1,9 per cento). I costi di produzione aumentano. Ormai migliaia di aziende agricole sono al fallimento”.“In questi mesi –ha rilevato il presidente dlla Cia- abbiamo chiesto insistentemente l’istituzione di una Cabina di regia dei controlli che mettesse intorno al tavolo gli organi di controllo e le organizzazioni professionali agricole per elaborare insieme un Piano di controlli serio, mirato ai sancta sanctorum dell’economia dell’inganno. L’abbandono del territorio rurale nel Mezzogiorno produce non solo diseconomie, ma anche i disastri ambientali e le tragedie che stiamo vivendo in questi giorni in Sicilia e in Calabria. Il territorio agricolo non può essere solo un bene da consumare e cementificare. Diciamo basta all’indiscriminato consumo di territorio agricolo. In dieci anni l’agricoltura italiana ha perso terra coltivabile per oltre 1,9 milioni di ettari pari alla superficie della Puglia. Il fenomeno della criminalità colpisce duramente gli agricoltori pugliesi. I reati diventano sempre più ignobili. Si estendono dal furto ai danneggiamenti e agli scarichi abusivi, dall’usura al racket. In alcuni territori emerge, favorito dalla crisi dell’agricoltura e dall’indebitamento delle aziende, un fenomeno preoccupante che vede il passaggio di mano di centinaia di ettari di terra. Ci sono capitali oscuri che stanno ricostituendo un nuovo latifondo criminale. E’ una beffa inaccettabile soprattutto per noi della Cia che con Libera di don Ciotti collaboriamo alla coltivazione dei terreni confiscati alle organizzazioni mafiose”.Nelle sue conclusioni, il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi ha affermato che al governo si chiedono regole, interventi certi e politiche propulsive. “Noi -ha spiegato- ormai chiediamo da tempo, e mi auguro di non arrivare fuori tempo massimo stante la situazione di difficoltà del settore primario, di fare una iniziativa per cercare di indicare un percorso agli agricoltori e all’agricoltura”. Per Politi, ”oggi agli agricoltori si parla di sicurezza, qualità, ambiente e territorio. Bene, ma ci deve essere anche -ha detto- un riconoscimento della società verso gli sforzi di carattere imprenditoriale. E l’unico riconoscimento è quello di dare un giusto prezzo agli sforzi imprenditoriali”. Ma questo -ha rilevato- ”è quello che invece in questi ultimi anni non sta avvenendo. (cia puglia)

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