Puntare sull’agricoltura per tornare a crescere: un’indagine Coldiretti

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Cauti nell’affrontare le sfide socio-economiche, ma meno spaventati dei cittadini del resto del Paese. E’ questa l’immagine degli emiliano romagnoli riflessa dall’indagine Coldiretti/Censis sulle attese per il futuro, dopo che gli ultimi 12 mesi avevano messo la società e il territorio regionale sotto scacco con il terremoto del maggio 2012, la siccità estiva e le frane della primavera 2013. L’indagine è stata presentata a Reggio Emilia, alla convention di Coldiretti Emilia Romagna “AscoltaRe” sul tema del “Valore sociale dell’acqua”, cui sono intervenuti, tra gli altri il presidente nazionale di Coldiretti, Sergio Marini, il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello, il presidente dell’Unione regionale dei Consorzi di Bonifica, Massimiliano Pederzoli.

Tra il pieno consenso per la razionalizzazione delle spesa pubblica, le agevolazioni fiscali per rendere le imprese più competitive, gli investimenti nel welfare per la tutela e la qualità della vita, gli emiliano romagnoli, secondo la ricerca, riservano un ruolo importante all’agricoltura. L’85 per cento pensa che il settore può contribuire al rilancio della crescita regionale: il 42 per cento perché ne può essere un pilastro e l’altro 43 per cento perché può creare occupazione di qualità e ricchezza. Tanto è vero che l’86 per cento degli intervistati consiglierebbe ai figli o ai nipoti di lavorare in agricoltura come imprenditore. Dall’indagine emerge poi che per i cittadini della nostra regione, l’agricoltura è importante perché aiuta a tutelare l’ambiente (83 per cento), contribuisce a salvaguardare il territorio e il paesaggio dalla siccità (81 per cento) e, laddove gli venga consentito, svolge un ruolo importante nella prevenzione degli effetti di eventi meteorologici (77 per cento).

Di fronte alle catastrofi naturali, gli emiliano romagnoli, secondo i risultati dell’indagine Coldiretti/Censis chiedono una prevenzione efficace innanzitutto contro la devastazione degli edifici causata dai terremoti (40 per cento), e poi contro l’erosione e il cambiamento delle aree interessate da inondazioni, esondazioni (27 per cento), straripamento dei corsi d’acqua (29 per cento) siccità (22 per cento). Il 36 per cento degli interpellati dichiara di essere pronto a finanziare di tasca propria un fondo di tutela dai danni dovuti a fenomeni naturali. La ferita ancora recente ha messo al primo posto tra gli emiliano romagnoli il problema del terremoto, che a livello nazionale viene invece al quarto posto (23 per cento), dietro lo straripamento dei corsi d’acqua (42 per cento), l’erosione del suolo (41 per cento) e la siccità (25 per cento).

Il 60 per cento dei cittadini dell’Emilia Romagna afferma di essere molto o abbastanza informato sui temi dell’acqua per la propria regione e il 75 per cento indicano come molto o abbastanza importanti i problemi della qualità e il 69 per cento quelli della sua quantità. La siccità, per il 33 per cento degli interpellati, è da attribuire al fatto che piove meno e fa più caldo, per il 31 per cento alla mancanza di adeguati investimenti in tecnologie per un uso più razionale e efficiente; per il 30% perché imprenditori e cittadini non gestiscono con attenzione l’acqua.

Trova ampio consenso (78 per cento) l’idea di costruire alcuni grandi invasi per accumulare l’acqua dei periodi più piovosi per poi usarla nei momenti di necessità. Non è un caso quindi che tra gli investimenti infrastrutturali più urgenti, gli emiliano romagnoli mettano proprio i grandi invasi al secondo posto (22 per cento), subito dopo le strutture sanitarie e socio-sanitarie (37 per cento) e prima dei termovalorizzatori, i pirogassificatori e gli impianti di trattamento dei rifiuti (21 per cento), che a livello nazionale è sentita invece come l’urgenza principale dal 37 per cento di cittadini italiani.

Tra le cose che si devono fare, i cittadini dell’Emilia Romagna al primo posto (40 per cento dei consensi) mettono i tagli alla spesa pubblica per abbassare le tasse e rilanciare i consumi; al secondo posto (36 per cento) gli investimenti nel welfare (sanità, assistenza, scuola) per aumentare l’occupazione e la qualità della vita, al terzo (29 per cento) la richiesta di sgravi fiscali e incentivi per dare più competitività alle imprese.

In generale a chi vive in Emilia Romagna piace vivere nella propria regione e vorrebbe restarci: il 72 per cento non andrebbe via dal comune in cui abita, anche se ne avesse la possibilità, percentuale che scende al 59 per cento a livello nazionale.

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