Putin annuncia l’embrargo all’export di cereali

Sono durate lo spazio di un mattino, o poco piu’, le rassicurazioni del ministro dell’agricoltura russo, Alexander Belyayev, ai mercati: ”Per il momento non introdurremo restrizioni all’export dei cereali” aveva detto qualche giorno fa quando solo l’ipotesi di un embargo aveva fatto volare del 4% le quotazioni del grano. Ieri i e’ arrivata la smentita direttamente dal primo ministro, Vladimir Putin, che, preoccupato per il rischio di un’impennata dei prezzi sul mercato interno, ha dichiarato lo stop temporaneo delle esportazioni di grano, orzo, mais, segale e farine, facendo cosi’ impennare i prezzi sui marcati internazionali. L’embargo entrera’ in vigore dal 15 agosto e durera’ fino al 31 dicembre. Subito dopo l’annuncio le quotazioni dei future sul grano tenero al Cbot (Chicago Board of Trade) sono schizzate. Il prezzo del grano tenero ha raggiunto il massimo consentito dalle contrattazioni. I future con consegna a dicembre hanno registrato una rialzo di 60 centesimi pari al 7,9% a quota 8,155 dollari a bushel (circa 23 euro a kg), il livello piu’ alto dall’agosto del 2008. Un rally che riporta i mercati delle materie prime alimentari, grano tenero in testa, vicino alle quotazioni della crisi del 2007-2008, anche se ancora molto lontani dal record di 13,495 dollari a bushel registrato nel febbraio 2008. In Italia il ministro dell’agricoltura Giancarlo Galan ha escluso che la situazione sia uguale a quella del 2008. ”L’offerta – ha spiegato il Ministro – non presenta gli stessi squilibri di due anni fa, con i raccolti 2010 di frumento che le previsioni attestano, a livello mondiale, su volumi comunque consistenti (si parla del terzo miglior risultato storico). Un effetto calmiere dovrebbe inoltre venire dalle giacenze di vecchia produzione, con le scorte mondiali stimate in questo avvio di campagna ai massimi da otto anni”. Ad ogni modo il titolare dell’Agricoltura garantisce controlli su eventuali comportamenti speculativi e auspica un ”recupero graduale dei listini nazionali rispetto ai livelli di crisi della scorsa annata”. Mosca ha dovuto rivedere le stime del suo raccolto dai 97 milioni di tonnellate dello scorso anno ai 70 milioni di tonnellate. Ad ogni modo Putin ha anche rassicurato affermando che la Russia ”ha riserve sufficienti, ma – ha spiegato – dobbiamo prevenire l’impennata dei prezzi sul mercato interno, garantire il mangime per gli allevamenti e costituire le riserve”. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Mosca e’ riuscita a diventare il terzo paese esportatore di frumento con 18,3 milioni di tonnellate esportate e fornisce 8% del frumento mondiale. Lo scorso anno il presidente Dmitrij Medvedev ha creato la United Grain, societa’ di Stato. L’obiettivo di Mosca era, e probabilmente lo e’ ancora, di raddoppiare le proprie vendite nei prossimi 10-15 anni. Il fuoco e il generale Estate ha imposto uno stop alla politica espansiva che stava dando frutti anche in Italia. Secondo dati Coldiretti, nel primo quadrimestre del 2010 le importazioni di grano dalla Russia sono triplicate. L’annuncio di oggi di Putin conferma le analisi degli scorsi giorni che davano il rally delle quotazioni del grano simili ai corsi della crisi petrolifera degli anni 1972-1973. Ma certo oggi Putin non corre il rischio, scorso da Breznev ai suoi tempi, di subire l’umiliazione di dover importare grano dagli Stati Uniti. (di Maria Gabriella Giannice) (ANSA)

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