Quote latte: allevatori italiani protestano a Bruxelles


Finita la tregua tra i produttori di latte e l’Europa. Sono tornati oggi a Bruxelles con un centinaio di trattori a manifestare contro “la perdita di 7 centesimi ogni litro di latte che producono”. Così, al grido “le misure del pacchetto latte non sono sufficienti”, circa 500 produttori giunti dalla Lombardia e dal Nord Europa, hanno chiesto alla Commissione europea uno stanziamento di 500 milioni di euro per sostenere una riduzione volontaria della produzione per complessivi 2 milioni di latte”. Ma anche “un’ufficio di sorveglianza dei prezzi in quanto – dicono – c’é una carenza di informazione sui prezzi presso la stessa Commissione europea”. Riuniti nell’European Milk Board (Emb), i produttori italiani, belgi, francesi, tedeschi, irlandesi, austriaci e altri, hanno voluto dimostrare la loro determinazione inondando con 5mila litri di latte la ‘Place de Luxembourg’, di fronte al Parlamento europeo. Per Roberto Cavaliere, rappresentante nazionale del Copagri e membro italiano nel board dell’Emb, che ha avuto un breve incontro con il presidente della commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, “il settore sta subendo una crisi congiunturale che lo fa tornare indietro al 2008”. E spiega: “oggi il prezzo del latte nella fascia Francia, Belgio e Germania, Austria è crollato sotto i 25 centesimi al litro, creando distorsioni di mercato in quanto l’industria di trasformazione preferisce fornirsi in Francia e Germania invece che in Italia. In Lombardia infatti un litro di latte alla stalla è pagato tra i 36 e 37 centesimi rispetto però ad un costo di produzione esploso, rispetto al 2008, a 45 e più centesimi il litro. La situazione non è migliore nel Lazio dove il prezzo al produttore è inferiore, mentre il costi raggiungono i 50 centesimi il litro”. Insomma, conclude Cavaliere, “sì all’abbandono delle quote ma con un atterraggio morbido perché gli effetti del dopo quote li stiamo subendo oggi. Il mercato ha già superato le quote e noi abbiamo ancora le regole vecchie”.

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