Quote latte: Corte dei Conti, recuperi fermi

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Lo stato dei recuperi delle somme pagate dallo Stato al posto degli allevatori che hanno superato le quote latte loro assegnate “è, sostanzialmente, fermo”. Lo afferma la Corte dei Conti, aggiungendo che c’è “un rilevante incremento della probabilità che, con il passare del tempo, lo stesso recupero diventi impossibile, con il rischio della traslazione dell’onere finanziario dagli allevatori inadempienti alla fiscalità generale e conseguente imputazione di danno erariale nei confronti degli amministratori inadempienti”. Dopo il deposito, in data 24 dicembre 2012, della relazione ‘Quote latte: la gestione degli interventi di recupero delle somme pagate dallo Stato in luogo degli allevatori per eccesso di produzione’, l’Italia è stata costituita in mora, il 20 giugno 2013, dalla Commissione europea, per i mancati recuperi; è stata avviata, pertanto, la procedura di infrazione, ricorda la Corte dei Conti in una nota, sottolineando che “nonostante ciò, lo stato dei recuperi, ad un anno dal referto della Corte, è, sostanzialmente, fermo. Infatti, per le procedure coattive, nel periodo trascorso, non si rilevano variazioni significative, in quanto la riscossione esattoriale non è stata attivata”. In definitiva, spiega la Magistratura contabile, “la riscossione coattiva del prelievo non progredisce significativamente a far data dall’introduzione della legge n. 33/2009; l’onere della stessa è passato da Equitalia all’Ag.e.a, che versa in uno stato di crisi, anche per carenze finanziarie e di organico; l’operatività della procedura di riscossione prevista dalla legge n. 228/2012 non è ancora avviata, sia per le complesse operazioni di presa in carico da eseguire che per la necessità di dare concreta attuazione alla convenzione fra l’Ag.e.a ed Equitalia, siglata solo nel mese di novembre 2013”. “In senso contrario all’assicurazione di una rapida ed incisiva azione espressa nell’adunanza del 6 dicembre 2012 da tutte le Amministrazioni coinvolte, si constata – prosegue la Corte dei Conti – un’inerzia ed una prassi amministrativa non conformi alla necessità di una decisa attività di recupero”. “I ricorrenti, ciclici dubbi sulle consistenze zootecniche e sulle quantità prodotte di latte non possono rappresentare giustificazione o pretesto per gli allevatori che si oppongono all’effettiva riscossione del prelievo e al recupero di quanto dovuto”, sottolinea la Corte dei Conti, avvertendo che “eventuali richieste di restituzione potranno essere poste in essere successivamente al pagamento e solo in caso di certo ed acclarato indebito del versato, certificato dalle autorità preposte a tale potenziale verifica”. “L’importo dell’esposizione attribuibile al mancato versamento del prelievo è di 1.693 milioni di euro”, precisa la nota.

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