Quote latte: il dopo 2015 si affronta con prudenza. I primi risultati di una ricerca commissionata da CremonaFiere

bovini latte 1Verrà presentata alla prossima Fiera Internazionale del Bovino da Latte, che si svolgerà dal 24 al 27 ottobre 2013, nell’ambito della decima edizione degli Stati Generali del Latte, l’indagine commissionata da CremonaFiere ad ISMEA sull’orientamento delle imprese di allevamento di bovino da latte in previsione dell’abolizione delle quote latte.
La ricerca è stata condotta da Fabio del Bravo, dirigente responsabile della Direzione Servizi di Mercato e Supporti tecnologici di ISMEA insieme al gruppo di lavoro composto da Francesca Carbonari, Giovanna Maria Ferrari e Maria Ronga.
CremonaFiere ha ritenuto di dover affrontare dal punto di vista scientifico un momento cruciale per gli allevatori: l’imminente fine del regime delle quote latte, prevista per il 31 marzo del 2015, a seguito del quale verosimilmente si delineerà un diverso contesto competitivo, nell’ambito del quale le imprese operanti nel settore si troveranno di fronte a nuove opportunità, oppure ad affrontare rischi che potrebbero richiedere dei cambiamenti nella gestione della propria azienda e nell’organizzazione dell’attività produttiva.
L’ obiettivo della ricerca, dichiara Ismea, è di pervenire alla conoscenza dell’orientamento delle imprese da latte vaccino all’indomani della liberalizzazione del mercato. In particolare, è stato chiesto agli operatori se, di riflesso allo smantellamento delle quote, intendono aumentare ovvero diminuire il loro livello produttivo, se temono una fuoriuscita di aziende dal settore a fronte di un mercato privo di strumenti di controllo sui prezzi o se stanno valutando una riconversione produttiva e/o un cambiamento nella destinazione della produzione.
Il campione di aziende dell’indagine è stato individuato a partire dalle liste del Panel Ismea delle imprese agricole; per la sua definizione si è tenuto conto della struttura del settore (come da VI Censimento dell’Agricoltura 2010 di fonte Istat) e della capacità produttiva delle diverse Regioni/Macro-aree del Paese (come da dati di Fonte Agea e AIA). Si è operato escludendo le aziende con meno di 20 capi allevati e aumentando la quota delle imprese più grandi, che, in ragione della loro produzione e del loro ruolo sul mercato, sono in grado di fornire delle valutazioni sui possibili cambiamenti di scenario conseguenti all’abolizione del contingentamento. Il campione è rappresentato per il 60% da aziende del Nord Ovest, per il 28% del Nord Est e per il 12% del Centro-Sud.
I risultati definitivi e completi si avranno alla metà di ottobre: il field della rilevazione presso le imprese del settore è infatti ancora in corso e si concluderà nella prima decade di settembre. In base alle risposte parziali sino ad oggi raccolte sta emergendo comunque, nella maggioranza dei casi, un atteggiamento di prudenza: le imprese non sembrano avere intenzione di modificare la propria struttura produttiva e solo 1 impresa su 4 dichiara di voler aumentare la produzione. Lo scenario più temuto risulta essere quello di una maggiore concorrenza, soprattutto estera, che implicherebbe il calo del prezzo del latte e problemi di redditività/sopravvivenza per le imprese del settore, specie di piccole-medie dimensioni.

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