Quote latte: Ue chiude un’era, da 1° aprile mercato libero

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Dal primo aprile i produttori europei potranno produrre tutto il latte che vorranno. Una vera e propria rivoluzione, che segna la fine del regime delle ‘quote latte’ che ha tenuto banco per oltre 30 anni, a partire dal 1984. Un’epoca lontana, quando si decise di contingentare la produzione per contenere le eccedenze di burro e di latte in polvere dei Paesi del Nord Europa. Oggi la sfida invece è la conquista di frontiere emergenti del mercato globale. Nord e Sud Europa in questa partita viaggiano su due binari separati: Paesi come Irlanda e Olanda, al pari di un big come la Germania, vedono la fine delle quote come una grande opportunità, mentre in Francia e Italia, memori della grande crisi del 2009, si teme un crollo dei prezzi e le difficoltà dei produttori delle aree svantaggiate, come quelle di montagna. La fine delle quote latte, decisa nel 2003 “non è certo una sorpresa” ha detto il commissario europeo all’agricoltura, Phil Hogan, secondo cui questa tappa costituisce “una sfida e un’opportunità”. Rispetto al passato “adesso il settore è molto più legato al mercato: siamo capaci di esportare l’11% del nostro latte senza nessun tipo di sussidi” ha sottolineato il commissario europeo all’agricoltura. Le recenti grida d’allarme sulla discesa dei prezzi, in concomitanza con l’embargo russo e dopo l’aumento di produzione nel 2014 di oltre il 5% a livello europeo in vista della fine delle quote, non smuovono Bruxelles. “L’industria deve trovare il modo di adattarsi alla realtà, noi monitoreremo la situazione” ha assicurato Hogan, secondo cui “non c’è nessun collasso del settore”. Eventuali contromosse sono nelle mani degli Stati membri, tramite le misure già messe a punto nel ‘pacchetto latte’ e nell’ambito dello sviluppo rurale. “Non reintrodurremo misure” ha affermato il commissario europeo all’agricoltura, che dopo la crescita di produzione del 2014 non prevede “grandi aumenti nel 2015”. Per l’Italia le ‘quote latte’ sono il sinonimo di un’odissea, non ancora conclusa: quella delle multe, con un gruppo di irriducibili che non solo non hanno rispettato le regole, ma non hanno mai pagato. Di conseguenza a fronteggiare la spesa con il bilancio pubblico è stata l’Italia, che per il mancato recupero di circa 1,3 miliardi di euro finirà davanti alla Corte di giustizia europea. Negli anni infatti il Belpaese e’ riuscito ad ottenere dall’Ue aumenti della propria quota di produzione, ma nel periodo tra il 1995 e il 2009 ad accumularsi sono state le multe. Una misura che verrà seppellita dall’apertura dell’Ue al libero mercato, a partire dal primo aprile. Alcuni allevatori però non sono ancora convinti di potercela fare da soli e per questo il 31 marzo a Bruxelles a segnare la fine di un’epoca non mancherà una manifestazione, promossa dallo European Milk Board, davanti al Parlamento europeo. (di Chiara Spegni – ANSA)

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