Rapporto OMS sulla carne: i commenti

carne 6Dopo il grave allarme lanciato dall’Oms sulla pericolosità di alcune carni lavorate che risulterebbero cancerogene, il Codacons ha deciso di presentare una istanza urgente al Ministero della salute e un esposto al Pm di Torino Raffaele Guariniello, affinché siano valutate misure a tutela della salute umana. “L’Oms non lascia spazio a dubbi, ed individua le carni lavorate tra le sostanze cancerogene al pari di fumo e benzene”, spiega il Presidente Carlo Rienzi. “Il principio di precauzione impone in questi casi l’adozione di misure anche drastiche, considerando la salute umana prioritaria a qualsiasi altro interesse. Per tale motivo chiediamo al Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, di valutare i provvedimenti da adottare a tutela della popolazione, compresa la sospensione della vendita per quei prodotti che l’Oms certifica come cancerogeni”, prosegue il Codacons in una nota.

”Il mio consiglio da vegetariano da sempre è quello di eliminare del tutto il consumo di carne, e questo per motivi etici e filosofici. Detto ciò, lo studio dell’Organizzazione mondiale della sanità Oms sulla cancerosità della carne rossa e trattata non ci coglie di sorpresa”. Così l’oncologo Umberto Veronesi, commenta all’ANSA l’indicazione dell’Oms, precisando come tutti gli studi che vanno nella direzione di identificare nuovi possibili fattori di rischio per il cancro sono comunque un ”grande passo avanti”.

Gli italiani mangiano in media due volte la settimana 100 grammi di carne rossa (e non tutti i giorni) e solo 25 grammi al giorno di carne trasformata. Un consumo che è meno della metà dei quantitativi individuati come potenzialmente a rischio cancerogeno dallo studio della International Agency for Research on Cancer (Iarc), pubblicato sulla rivista inglese Lancet Oncology.
Lo rendono noto Assocarni e Assica (Associazione industriali delle carni e dei salumi) nel sottolineare che ”gli italiani, il secondo popolo più longevo al mondo, seguono la dieta mediterranea che è molto più equilibrata e sostenibile di quella della maggior parte dei Paesi considerati nella ricerca Iarc. I consumatori italiani non dovrebbero quindi modificare le loro sane abitudini a causa delle anticipazioni dello studio Iarc”. Secondo gli industriali delle carni e dei salumi ”gli allevamenti italiani producono carni più magre e di migliore qualità rispetto a quella di allevamenti di altri Paesi. E la qualità delle carni trasformate è ben diversa dalle produzioni nord europee”. ”Confidiamo non si crei un ingiustificato allarmismo – concludono Assocarni e Assica – che rischia di colpire uno dei settori chiave dell’agroalimentare italiano. Il settore agroalimentare in Italia contribuisce a circa il 10-15% del prodotto interno lordo annuo, con un valore complessivo pari a circa 180 miliardi di euro. Di questi, circa 30 miliardi derivano dal settore delle carni e dei salumi, includendo sia la parte agricola che quella industriale. I settori considerati danno lavoro a circa 125.000 persone a cui va aggiunto l’indotto”.

Dopo l’allarme dell’Oms sul rischio cancro per le carni lavorate, l’Enpa (Ente nazionale protezione animali) auspica che “le istituzioni prendano atto di una ‘rivoluzione copernicana’, una vera rivoluzione verde” e “promuovano senza più alcuna riserva mentale l’alimentazione non carnivora, favorendo l’abbandono di stili di vita nocivi per gli animali, per gli uomini, per il pianeta”. Lo scrive in un comunicato la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi. “Bisogna che istituzioni, associazioni di categoria e portatori di interesse prendano atto con serenità e pacatezza del “verdetto” emesso dall’OMS, che per noi vegetariani e vegani non rappresenta affatto una novità – prosegue Rocchi -. E’ inutile e pretestuoso arroccarsi in una interessata difesa delle posizioni dei produttori di carne: è ormai definitivamente dimostrato che tra carne e tumori esiste una stretta correlazione. Lo affermano insigni studiosi in tutto il mondo e anche nel nostro Paese, basti confrontare le posizioni espresse dal professore Umberto Veronesi e dal dottor Franco Berrino dell’Istituto Nazionale dei Tumori”. “Alla luce di ciò – conclude Carla Rocchi – risulta ancora più incomprensibile e inaccettabile che qualcuno pensi di incoraggiare il consumo alimentare della carne delle specie selvatiche”.

”Quello che preoccupa di più ora è l’effetto allarmismo che può derivare dalle affermazioni dell’International Agency for Research on Cancer dell’Oms, con una ricaduta negativa concreta sull’attività di migliaia di imprese della produzione e della distribuzione di qualità”. E’ quanto sostiene la Federcarni-Confcommercio, la Federazione nazionale macellai, in merito all’inserimento delle carni rosse lavorate fra le sostanze che possono causare il cancro. ”Non bisogna mai commentare d’istinto quando si tratta di indicazioni di carattere scientifico – rileva Maurizio Arosio, presidente di Federcarni – ma non si può sottacere il grave rischio allarmismo. Proprio in questo periodo, come Federcarni, abbiamo avviato una campagna con messaggi importanti per i consumatori sulle qualità della carne rossa che, secondo una ricerca americana della Penn State University, fa bene alla salute, ma anche sul fatto che la carne sia oggi uno degli alimenti più controllati e sicuri e su quanto sia importante il ruolo del macellaio nel saper consigliare”.

Sulla vicenda delle carni lavorate ritenute cancerogene dall’Oms, “i cittadini hanno bisogno di informazioni corrette, di trasparenza, di chiarezza e di notizie certe e attendibili in merito alla pericolosità di questi alimenti”. Lo dichiarano in una nota Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef. “Il Ministero della Salute – aggiungono Trefiletti e Lannutti – l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), il Ministero dell’Agricoltura e gli altri organismi competenti in materia di salute e alimentazione devono fornire chiarimenti sugli esami da effettuare, sui campioni presi in esame e soprattutto sulla reale ed effettiva pericolosità della carne in questione”.

L’Italia è fuori dal’allarme lanciato dall’Oms in merito alle carni lavorate, considerate cancerogene, e a quelle rosse, “probabilmente cancerogene”, “perché si parla di quantità e qualità che non sono quelli che caratterizzano le carni italiane”. Lo afferma all’ANSA Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare e amministratore delegato di Inalca (controllata del gruppo Cremonini per la produzione di carni bovine). “L’indicazione di quantità pericolosa per la salute che giunge dall’Oms – osserva Scordamaglia – non riguarda l’Italia perché le dosi di carni e salumi consumate in media dagli italiani, secondo le statistiche ufficiali, sono molto al di sotto ed esattamente coerenti con le indicazioni giunte dalla stessa Oms”. “Siamo fuori dei rischi segnalati dall’Organizzazione mondiale della sanità anche per quanto riguarda i salumi – prosegue Scordamaglia – perché si punta l’indice sull’affumicatura, cosa che in Italia non si fa, mentre li trasformiamo con il sale”. “Inoltre – aggiunge Scordamaglia – la carne italiana è di diversi punti percentuali più magra di quelle consumate nelle altre parti del mondo”. Scordamaglia conclude quindi con questo invito ai consumatori: “continuate a mangiare quello che mangiate in Italia e scegliete sempre prodotti italiani”.

“Quando parliamo di Prosciutto di Parma non parliamo di carne trasformata, né di insaccati, ma di un prodotto a lunga stagionatura. Il Parma non è un prosciutto qualsiasi, ma un prodotto Dop, quindi controllato, genuino e completamente naturale. Nella preparazione è vietato l’utilizzo di qualsiasi conservante e additivo”. Lo precisa all’ANSA, il consorzio del Prosciutto di Parma, commentando quanto affermato dall’International Agency for Research on Cancer (Iarc) dell’Oms circa la pericolosità delle carni lavorate.

”Per un individuo – spiega Kurt Straif, a capo del Programma monografie dello Iarc – il rischio di sviluppare il cancro del colon-retto a causa del consumo di carne trattata resta piccolo, ma tale rischio aumenta con la quantità di carne consumata”. Gli esperti dello Iarc hanno considerato più di 800 studi che hanno investigato sull’associazione tra oltre una dozzina di tipi di cancro ed il consumo di carne rossa o trattata in vari Paesi e popolazioni con regimi alimentari differenti. I risultati, sottolinea il direttore dello Iarc Christopher Wild, ”supportano ulteriormente le attuali raccomandazioni di salute pubblica che invitano a limitare il consumo di carne”. Allo stesso tempo però, rileva, ”la carne rossa ha un valore nutrizionale”. L’invito alle autorità e alle agenzie regolatorie è quindi quello di ”bilanciare i rischi e benefici del consumo di carni rosse o trattate” e di ”fornire le migliori raccomandazioni alimentari possibili”.

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