Ravenna: c’è ottimismo per il settore vitivinicolo

A differenza del settore frutticolo – in forte crisi in particolare quello peschicolo – il 2011 ha visto il mercato del vino in progressiva ripresa, soprattutto la richiesta di prodotto dall’estero – quello italiano è statico – e al momento in giacenza c’è un quantitativo che può essere definito un minimo storico con molte cantine che hanno i serbatoi vuoti.
Questo induce un cauto ottimismo sull’andamento dei prezzi della vendemmia 2011, anche se è facile presagire momenti di tensione fra produttori che reclamano una giusta retribuzione del prodotto e commercianti che, forti delle crisi delle passate stagioni, tireranno al ribasso.
Per quanto riguarda la proiezione della vendemmia 2011, si stima al momento un prodotto di buona/ottima qualità(sperando che questa ondata di calore non crei problemi) e una produzione che può variare a seconda della zona di un 4-5 % in più o in meno rispetto al 2010; i primi ritiri delle varietà precoci (Chardonnay) in collina hanno registrato una leggera flessione, va però considerato che il 2010 è stato per tutto il territorio collinare un anno assai produttivo.
“Nel comparto vitivinicolo della nostra provincia – precisa Claudio Casadio, presidente della Provincia con delega all’agricoltura – sono state applicate tutte le misure di sostegno previste dalla Comunità Europea, compresa l’assicurazione del prodotto, un contributo sul premio assicurativo delle polizze di copertura per chi subisce eventi calamitosi in grado di danneggiare o distruggere il prodotto”.
Le richieste di contributo per estirpazioni a premio ammesse sono state 215 per una superficie di ha 300 circa.
Le richieste di contributo per la misura di ristrutturazione, per la campagna 2010/2011 sono state 220 per una superficie di circa 290 ha, e sono già in corso di presentazione quelle per la campagna successiva 2011/2012.
Il dato della ristrutturazione dei vigneti e il mercato dei diritti di reimpianto ancora attivo, nonostante la liberalizzazione delle superfici prevista per il 2015 o 2018, fanno registrare in provincia di Ravenna , assieme a quella di Modena, una tendenza ad investire ancora con fiducia nella coltura della vite, diversamente alle altre province della regione dove la tendenza è all’abbandono della coltivazione ed il ricorso alla estirpazione massiccia delle superfici vitate.
Uno dei motivi è nella più alta redditività della viticoltura di pianura per la produzione elevata e anche per tipologia di offerta, basti pensare al momento di gloria dei Lambruschi modenesi e reggiani, e ai vini bianchi della pianura ravennate.
Sul piano dell’innovazione e della ricerca di nuove prospettive di mercato va segnalato l’introduzione recente nell’elenco delle varietà coltivabili in Regione di alcune che hanno superato con successo la fase sperimentale: il Famoso (per cui vengono indicate interessanti prospettive) ; la Garganega, varietà a bacca bianca; l’Uva de Tundè a bacca nera ( vitigno autoctono dell’area ravennate il cui interesse è circoscritto a pochi produttori).
Imminente poi l’inserimento anche della Lanzesa e del Pelagos.
E’ stata inoltre riconosciuta,dopo un confronto piuttosto aspro, ai produttori dei comuni di Faenza,Brisighella,Castelbolognese e Riolo Terme la possibilità di poter produrre e commercializzare il vino proveniente dal vitigno Pignoletto (da cui si ottiene un vino bianco che sta dando buone soddisfazioni) con la specifica del nome,come vino IGT Rubicone.

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