Ravenna: Coldiretti, aumentano i lupi. Agli agricoltori i danni, altri festeggiano

lupo pag. 20Gli agricoltori dell’alta collina ravennate, sopra Brisighella e Riolo Terme per essere più precisi, sono a dire poco basiti di fronte alle notizie ed i commenti circolati negli ultimi giorni sugli avvistamenti di alcuni branchi di lupi.
Per gli agricoltori e gli allevatori della montagna non si tratta di una novità in quanto da anni segnalano, senza che nessuno se ne occupi, che la presenza del lupo è in aumento; ed a testimoniarlo in modo inequivocabile ci sono gli attacchi in aumento a tutti i livelli.
Tant’è che la Regione Emilia Romagna a fine luglio prenderà una delibera in cui si assume l’impegno dell’indennizzo (non il risarcimento) di ogni animale (pecore, puledri,ecc) ucciso dai lupi. Che dire, se non che, di fatto, si ammette che il fenomeno esiste ma non si affronta il problema alla fonte, facendolo liberamente crescere in modo esponenziale.
“Fino a qui, si potrebbe liquidare l’argomento dicendo che non c’è nulla di nuovo, ma non è così – è il commento di Massimiliano Pederzoli, Presidente di Coldiretti – perché negli ultimi giorni sono circolate addirittura le prove video che i branchi sono numerosi e che il problema sta diventando esplosivo. E gli agricoltori per non parlare degli allevatori sono indignati dal fatto che le Istituzioni per il tramite di loro autorevoli rappresentanti, anziché preoccuparsi degli uomini che vivono in questi territori e dei loro animali sia domestici che allevati, si preoccupano di organizzare salotti con tanto di cena a tema per festeggiare l’incremento della fauna selvatica, lupo compreso.”
Fino a qualche tempo fa, la gente di montagna doveva combattere ogni giorni per difendere i propri raccolti da moltitudini di cinghiali che devastavano tutto, un carico insostenibile di caprioli che brucavano i germogli dei frutteti, volpi che razziavano i pollai; adesso a tutto ciò si aggiungono anche branchi di lupi, in grado di attaccare e uccidere il bestiame al pascolo. A questo punto non è assolutamente retorico chiedersi dove si vuole arrivare e se gli ultimi agricoltori rimasti in montagna devono “togliere il disturbo” e lasciare questi territori al degrado ed ai selvatici.Non si tratta – secondo Coldiretti – di questioni di poco conto, bensì di un forte ritardo nella presa di coscienza (perché al momento nessuno ci pensa e se ne occupa) del fatto che non è assolutamente giusto che la maggior parte dei costi e dei disagi siano privati mentre le utilità sono pubbliche.
“In un momento difficile come quello che stiamo attraversando, le aziende agricole della collina a partire da quelle inserite forzosamente all’interno di aree protette o parchi – aggiunge Antonio Sangiorgi, Direttore di Coldiretti Ravenna – avrebbero bisogno di maggiore attenzione e rispetto piuttosto che di indifferenza quando va bene o di prese in giro al lume di candela quando va meno bene, come molto probabilmente succederà anche domani sera al rifugio Cà Carnè”.

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