Redditi agricoli: Italia fanalino di coda in Ue. Confagri, puntare sull’export

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Nell’ultimo anno i redditi degli agricoltori italiani sono rimasti sostanzialmente stabili, come nel resto d’Europa. Nell’Unione a 27 il beneficio reale per lavoratore in agricoltura è salito dell’1% nel 2012 (rispetto al 2011), mentre lo scorso anno aveva registrato un aumento dell’8%. In Italia la crescita è stata solo dello 0,3%. Con una crescita che rasenta lo zero gli agricoltori italiani sono lontanissimi dai primi posti nella classifica europea dei redditi agricoli. A sottolinearlo è Confagricoltura Piacenza che commenta i dati resi noti dall’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Ue, che, tuttavia rispetto al dato a 27, precisa che l’aumento effettivo per lavoratore è dello 0,5% in quanto lo 0,5% restante è la conseguenza della riduzione della manodopera agricola. “In Germania – commenta Enrico Chiesa, Presidente di Confagricoltura Piacenza – il reddito agricolo reale per addetto cresce del 12,1 per cento, noi siamo vicini alla crescita zero e anche rispetto agli altri paesi europei, comprese Francia, Spagna e Portogallo, il reddito delle aziende agricole cresce meno. Alla luce dei tanti nostri prodotti DOP e IGP, questo dato appare sorprendente, oltre che preoccupante. È vero che, in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, anche uno 0,3 per cento può essere valutato positivamente, tanto più se confrontato con altri settori, ma chiunque andrà al Governo dovrà mettere in agenda il rilancio del settore agricolo. Questo dovrà necessariamente passare per un investimento più consistente in ricerca, sviluppo ed innovazione ed un maggiore impulso all’export. Il futuro dell’agricoltura italiana è nelle esportazioni, i nostri prodotti sono richiesti, siamo noi che non ci apriamo ai mercati esteri. Si parla tanto di globalizzazione ed internazionalizzazione, ma servono politiche ad hoc”. Per il Sindacato degli Imprenditori Agricoli serve un cambio di mentalità. Non è più tempo di ragionare esclusivamente in termini di settore agricolo, ma è necessario che anche gli imprenditori stessi si pongano come soggetti attivi di una filiera agroalimentare e facciano rete con altre imprese di altri settori, per essere più competitivi e tornare a crescere in futuro. “È evidente che serve il sostegno del mondo politico – commenta Chiesa – perché non è possibile pensare di fare impresa con una tassazione sempre più alta e un reddito sempre più basso. In tal senso concordo con le parole di Paolo De Castro, Presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo”. “Ad essere mancata nel nostro Paese – ha detto De Castro – è stata quella inversione di tendenza necessaria a recuperare le importanti perdite degli ultimi anni. L’Europa agricola, dal 2005 a oggi, ha guadagnato circa un terzo del proprio reddito, l’Italia ha perso il 6% della sua ricchezza. Eppure il nostro patrimonio agroalimentare è sempre più apprezzato dai consumatori. E’ necessario e urgente intervenire su due fronti: una politica nazionale più attenta ed efficace, e una Pac ‘robusta’ sotto il profilo delle risorse, ambiziosa nei contenuti e in grado di garantire sostenibilità economica oltre che ambientale”.

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